La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova parla di accuse infondate, dice che «non è stato presentato un singolo fatto o materiale» che provi la presenza di droni russi «da qualche parte nell’Unione Europea», mentre l’ex presidente Dmitri Medvedev consiglia i cittadini europei di non sorprendersi più di nulla, che «il sonno tranquillo è finito». Mosca in sostanza non lo ammette, nega tutto, ma allo stesso tempo ne approfitta, facendo ipotizzare che effettivamente l’incursione del drone schiantatosi contro un condominio di Galati, nella Romania orientale, fosse pianificata. La strategia è quella applicata su tutto il fronte orientale da almeno un anno a questa parte, costanti incursioni in Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia e Finlandia con il preciso intento di destabilizzare Nato e Unione Europea.
Il sottosegretario di Stato polacco per il Commercio, Michal Baranowski, ha sottolineato che «non si tratta di errore, ma di provocazione», aggiungendo «che è estremamente grave» ed è «difficile sottovalutare la portata di questa escalation». Tantomeno il timing dell’incidente può essere definito casuale, arrivando proprio mentre Donald Trump ha deciso, nonostante le premesse contrarie, di rafforzare il fianco orientale della Nato, e proprio mentre la Romania sta attraversando una complicata crisi politica.
TRUMP MANDA SOLDATI
La decisione di Trump di inviare altri 5000 militari in Polonia è arrivata improvvisa, dopo che egli stesso aveva annunciato un parziale ritiro delle truppe Nato dai Paesi alleati europei, in particolare dalla Germania, per il mancato sostegno nella guerra all’Iran. Di mezzo ci sono i buoni rapporti che gli Stati Uniti hanno con la Polonia - in particolare quelli del tycoon con il neo presidente polacco Karol Nawrocki che ha sostenuto apertamente durante la campagna elettorale- e il fatto stesso che Varsavia, che più di tutti nella Nato ha aumentato le spese per la difesa, venga considerata dalla Casa Bianca uno degli alleati europei più affidabili sul piano militare e strategico. Ma c’è anche la considerazione del Pentagono e dell’Alleanza stessa della necessità di rafforzare con un nuovo corpo d’armata il fronte orientale nord, che comprende i Paesi baltici e la Polonia sotto il comando di un unico quartier generale multinazionale nella città di Stettino. Resta invece più sguarnito il fronte sud, coordinato dal Quartier Generale della Divisione Multinazionale Sud-Est con sede a Bucarest. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha detto ieri che l’Alleanza «è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato», ma non è un caso che alla notizia del possibile ritiro di soldati americani dalla Germania sia stata proprio la Romania la prima a farsi avanti. «Credo fermamente che una presenza statunitense più forte sul fianco orientale sia necessaria... accoglieremmo con favore una presenza statunitense permanente sul nostro territorio», ha dichiarato a metà maggio il viceministro della Difesa rumeno Sorin Moldovan, aggiungendo che «la Romania ha costantemente dimostrato il suo impegno nei confronti del partenariato strategico con gli Stati Uniti e si è dimostrata un partner affidabile».
TALLONE D’ACHILLE
Da quando è entrata nella Nato, cioè nel 2004, la Romania viene considerata il «ventre molle» del fronte est dell’Alleanza, e l’asimmetria con il nord si è perfino accentuata con lo scoppio della guerra in Ucraina e l’espansione russa nel Mar Nero. Bucarest paga l’opposizione della Turchia, da sempre contraria a una forte presenza Nato nella regione, e la percezione più che altro di Washington, anche della passata Amministrazione, che una maggiore presenza dell’Alleanza nel Mar Nero porterebbe a un’escalation delle ostilità con Mosca. Per questo i tentativi di destabilizzazione del Cremlino si sono spostati da nord a sud, tenendo conto anche della crisi politica in corso a Bucarest che qualcuno considera un vero regalo a Putin. In gioco c’è l’influenza che la Russia potrebbe esercitare in caso di nuove elezioni - e abbiamo visto con l’Ungheria di Orban quanto un solo singolo Paese possa influenzare le scelte strategiche della Ue -, ma soprattutto c’è il futuro della Moldavia, la cui indipendenza da Mosca è garantita in gran parte da un’alleanza economica, politica e culturale privilegiata con la Romania che funge da ponte con l’Unione Europea.
Solo qualche giorno fa, dopo aver ricevuto l’Ordine al Merito del Parlamento europeo, la presidente moldava Maia Sandu ha ipotizzato la fusione del suo Stato con la Romania quale via alternativa per l’adesione alla Ue. E come per incanto, qualche ora dopo, un drone di uno sciame diretto in Ucraina ha improvvisamente sbagliato strada finendo contro un condominio a Galati, in Romania.




