Una multa così non s’era mai vista. Letteralmente, perché è quella con l’importo più alto di sempre, quasi il doppio della maxi sanzione che ha dicembre è arrivata a X: l’ex Twitter ha dovuto pagare 120 milioni di euro, Temu (una delle principali piattaforme di e-commerce, cinese, quotata al Nasdaq, controllata dalla società Pdd Holdings, con base operativa a Dublino per poter operare in Occidente) ne dovrà versare 200. È la commissione europea che lo ha deciso e che ha calcolato il dovuto: il più salato (appunto) per violazioni del dsa, al secolo il digital services act, il regolamento Ue per lo spazio digitale che ha mille problemi e forse è un mondo vecchio che cerca di mettere ordine in un’era nuova ma che è anche un condensato di norme pensate per i big di internet con l’intento di tutelare i minori, creare più trasparenza e lottare contro i contenuti illegali. Secondo l’esecutivo comunitario il colosso delle vendite low-cost non ha, infatti, «identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla vendita di prodotti illegali offerti e il conseguente danno per i consumatori nell’Unione europea». Dice, insomma, la commissione di Bruxelles, che se acquisti su Temu, tra quel caricabatterie a due euro e il sonaglio per bebè a meno, è «molto probabile» che a casa ti arrivi della merce non conforme e non all’altezza degli standard europei. Tra l’altro Temu sottovaluterebbe «gravemente» la frequenza con cui i suoi clienti possono imbattersi in articoli di questo genere.
Promozioni clamorose, prezzi stracciati, offerte troppo belle per essere vere (che infatti, alla fine, non lo sono): è che dietro allo sconto c’è spesso un potenziale pericolo e allora l’affare è solo a metà. Anzi non lo è proprio. La commissione europea ha condotto un’indagine con la formula degli “acquisti in incognito”, shopping compulsivo ma per analizzare quel che veniva consegnato, e ha riscontrato «un’altissima percentuale» di rischio per il settore dei caricabatterie e un «un’alta percentuale» di sospetto per i giocattoli destinati ai bambini: sostanze chimiche fuori dai limiti di legge, pericolo di soffocamento per via del distacco di alcune componenti. I tecnici della Ue hanno quindi accusato la piattaforma di non aver «diligentemente» supervisionato, il colosso del Dragone ora ha tre mesi di tempo (entro il 28 agosto) per presentare un piano con misure tampone che possano rimediare ai mancati obblighi contestati. È materia da azzeccagarbugli digitali, sì è vero, però è un tema che ci accomuna tutti perché sono 35 milioni gli italiani che oramai comprano stabilmente on-line, il 119% in più di solo dieci anni fa, magari tramite un wallet virtuale e con una media di quattro articoli consultati ad acquisto: mica tutti spulciano nelle categorie di Temu, tuttavia la fetta è grossa e ignorare il problema, oggi, sarebbe un esercizio di inutile sciatteria. Temu, sempre secondo l’Ue, non ha valutato nemmeno i suoi programmi di promozione e i sistemi di raccomandazione affidati a influencer terzi: in sostanza, il “marketing” adoperato, quello che amplifica le vendite e propone agli utenti nuovi affari, piani che hanno tutte le piattaforme di e-commerce, in questo caso avrebbe moltiplicato anche i rischi connessi agli acquisti.
La decisione di “non conformità” di ieri arriva, in verità, a seguito di un procedimento molto lungo, avviato dalla commissione europea il 31 dicembre del 2024, che ha sollevato le prime conclusioni preliminari a luglio dell’anno scorso e che, per gli addetti ai lavori e anche per i semplici iscritti, era in un certo senso noto da tempo. Non è la prima avvisaglia, non sarà l'ultima. La stampa tedesca, qualche mese fa, ha parlato di tracce di antimonio, cadmio, piombo, dimetilformammide e altri composti banditi dalle normative comunitarie in alcuni capi Shein (per esempio), altro super-sito del fast fashion orientale che vende tantissimo in Europa. «Queste valutazioni di rischio», ricorda Henna Virkkunen che è la vicepresidente della commissione per la Sovranità tecnologica, «non sono un mero esercizio burocratico, ma la spina dorsale del dsa. Quella per Temu sottovaluta i rischi concreti, manca di specificità, lascia all’oscuro le autorità di regolamentazione, gli utenti e il pubblico sulla reale portata degli eventuali danni causati dai prodotti illegali venduti. Ora è il momento che Temu si conformi alla legge».




