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Crans Montana, le botte di Moretti alla moglie: così si può ribaltare l'inchiesta

di Claudia Osmettimartedì 25 agosto 2026
Crans Montana, le botte di Moretti alla moglie: così si può ribaltare l'inchiesta

3' di lettura

Non è un arresto qualunque. E non arriva nemmeno in un momento qualsiasi. Sì, è vero, Jacques Moretti è in carcere, in Svizzera, da qualche giorno, per violenza domestica nei confronti della moglie Jessica, cioè per fatti completamente slegati con quelli del Constellation, ossia con quel rogo infame dello scorso Capodanno che, a Crans Montana, ha ucciso 41 persone e ne ha ferite (pure gravemente) 115. Però che le due vicende non si possano sommare, che l’una non abbia ricadute sull’altra, è ancora da vedere.

Si sveglia sconvolto, il Canton Vallese, il giorno dopo la notizia filtrata alla chetichella, di domenica sera, buttata là neanche fosse una questioncina senza importanza. Gli avvocati dei Moretti si limitano a ricordare in un comunicato stringato che gli eventi recenti «riguardano esclusivamente la vita privata della coppia», pur ammettendo che «si inseriscono in un contesto che non può essere ignorato, quello di una prova particolarmente intensa» per i loro clienti.

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IL RISERBO ELVETICO
Bocche cucite, per il resto, nel più granitico riserbo elvetico che è un po’ scorza dura di montagna e un po’ mutismo di comodo nelle situazioni d’imbarazzo. Le crepe, semmai, pure quelle interne alla convivenza dei Moretti, che han due figli di cui uno piccolissimo, che negli scorsi otto mesi son stati sempre assieme, sempre fianco a fianco, che si sono sempre rispettivamente spalleggiati, in quella loro villona di legno e mattoni a Lens in cui han trascorso la libertà su cauzione dopo essere stati indagati per l’incendio al Constel, iniziano a vedersi nelle voci, nei mormorii, nelle chiacchiere, pure nelle ricostruzioni ex post (c’è chi nota che all’interrogatorio dello scorso 5 giugno non siano arrivati mano nella mano ma sono scesi separatamente dalla stessa auto).

E se fosse una mossa per svincolarsi l’uno dall’altra, per non cadere assieme e salvare almeno metà di tutto (magari le proprietà e i ristoranti)?, si chiede qualche smaliziato sui social in quello che, con le informazioni che abbiamo adesso è e rimane niente più che un sospetto tutto da verificare. Però, se questa situazione, e è qui sì si apre uno scenario assai più probabile, portasse a un ribaltamento degli equilibri, se si rendesse necessaria una nuova linea di difesa, se Jessica contro Jacques possa diventare un boomerang in vista dell’audizione separata che dovranno subire a fine anno?

«Noi è quell’appuntamento che aspettiamo», spiega a Libero Alfredo Zampogna, uno dei legali che rappresentano la famiglia di Chiara Costanzo morta nel disastro del Constel, «per completare una serie di contestazioni finalizzate a ottenere l’incriminazione per omicidio con dolo eventuale. Mi sembra chiaro, alla luce degli ultimi elementi, che la personalità di Jacques dimostri tutta la sua proclività a delinquere, stiamo parlando di un signore che manda all’ospedale la madre dei suoi figli. Questa sua incapacità di contenere l’ira, tra l’altro, la si può riscontrare anche dai dialoghi che su Whatsapp aveva coi dipendenti». Anche per l’avvocato Fabrizio Ventimiglia (che assiste Sofia Donadio, una ragazza rimasta ferita nell’incendio) si tratta di una faccenda «molto grave» per la quale bisognerà capire «se e come si spaccherà il fronte difensivo» dei coniugi francesi.

Dovesse esserci lo scontro interno (anche le nomine della difesa ne risentirebbero), Zampogna non ha dubbi: ad avere la peggio toccherebbe a Jacques che «è il dominus della coppia, mentre Jessica si è limitata ad andarsene dal locale in 142 secondi quando le fiamme lo hanno avvolto, secondo noi sapendo che la porta di sicurezza era bloccata».

RISCHIA 5 ANNI
Secondo la legge svizzera, al momento, monsieur Moretti, è in carcerazione preventiva e, per quanto riguarda la gravità delle ferite che ha riportato sua moglie (per la quale è stato addirittura necessario ricorrere al ricovero in ospedale), rischia una pena che oscilla tra i tre e i cinque anni di prigione: dipende, tuttavia, dal capo d’imputazione che la procura deciderà di contestargli, quello più pesante è ovviamente il tentato omicidio. Ciò che è certo è che, per ora, di uscire di cella per Jacques non se ne parla: questa volta non lo salverà nemmeno il versamento di una cauzione significativa (a gennaio aveva pagato 200mila franchi, glieli aveva prestato un amico), il pericolo di fuga è troppo elevato e la magistratura non sembra intenzionata a concedergli una seconda possibilità.

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