Ho scritto un libro che da tre giorni è un manuale di storia. Venerdì 4 settembre il presidente americano è sceso dall’Air Force One a Morristown diretto al golf di Bedminster, in New Jersey. Abito blu. Cravatta gialla. Capelli castani. Lui che dell’oro ha fatto non un colore ma una dottrina, cioè la promessa che un uomo decida da sé di che tinta è la realtà e la imponga a fotografi, avversari e cancellerie; lui che il 20 gennaio 2025 ha aperto il discorso inaugurale con «l’età dell’oro dell’America comincia adesso», che ha placcato d’oro i grattacieli e lo Studio ovale, che ha annunciato una gita a Fort Knox per assicurarsi «che l’oro sia lì. E se l’oro non c’è, ci arrabbieremo molto» e che ha cominciato a dare la residenza permanente a chi regala un milione di dollari agli Usa e l’ha chiamato Gold Card; ecco, quel signore ripercorre con puntualità filologica le età dei metalli di Ovidio, aurea, argentea, bronzea, ferrea, in ordine di decadenza: oro il 5 agosto a Las Vegas, argento in un passaggio in Texas, bronzo venerdì.
Compatangelo, la salma in Italia il 2 settembre. La mamma: "Della morte non sappiamo niente"
La salma di Daniele Compatangelo, il corrispondente di La7 negli Usa morto a 50 anni lo scorso 20 luglio a Washingt...LE REAZIONI
A 80 anni ha sbagliato a nascondersi i capelli incanutiti come un ragioniere in cerca di seconde nozze ed è finito come un capo sioux (ma, nel Paese dove il romanzo di Agatha Christie non s’intitola “Dieci piccoli indiani” perché qualcuno s’offenderebbe, questo è l’unico paragone che nessuno farà mai). Yashar Ali ha pubblicato le foto scrivendo: «I capelli???? Se non le avessi scaricate io stesso da Getty, non ci avrei creduto». L’avvocato George Conway ha invocato il Venticinquesimo emendamento, quello sull’incapacità presidenziale. La scrittrice Anne Lamott ha applaudito: «Lo adoro. Così giovanile. Molto Pierce Brosnan» (per carità, ndr). Il commediografo Paul Rudnick ha immaginato la richiesta al parrucchiere: «Voglio somigliare al serial killer Rex Heuermann», l’architetto sotto processo per i delitti di Gilgo Beach.
Metà del web vede James Bond, l’altra un pluriomicida. Le redazioni hanno prodotto ficcantissime ipotesi: messaggio in codice, morosa nuova, declino. In “Fire and Fury”, il libro con cui nel 2018 il giornalista Michael Wolff raccontò la prima Casa Bianca di Trump, la figlia Ivanka dà una spiegazione domestica: il padre si tinge con Just for Men, tinta da supermercato per uomini incanutiti, e più la tiene in testa più scuro diventa. Nelle stesse ore in cui fioccavano supposizioni sulla decadenza ormai anche estetica del presidente, Hunter Biden, graziato dal babbo tre minuti prima della scadenza del mandato, diceva a una radio che forse nel 2028 dovrà candidarsi lui. Se l’offerta dei democratici è questa, Trump può tornare tranquillamente biondo. Chi vede nel castano il tramonto del commander-in-chief ha però dalla sua un numero nuovo: Focaldata ha misurato per il Financial Times un’approvazione presidenziale al 33%, minimo storico della serie, 3 punti sotto un mese fa; fra i repubblicani scende al 72%, altro record negativo. Ma torniamo alle cose importanti. Wolff, interrogato un mese fa da Joanna Coles su cosa ci sia sotto il riporto del presidente, si è indicato la propria pelata: «Niente». Il 14 agosto, a Long Island, nel caso in cui la spiegazione di Ivanka non bastasse, Trump aveva confessato di utilizzare prodotti «che ti gonfiano un po' i capelli, così sembra che tu ne abbia il 4% in più di quelli che avevi». Di recente ha ripetuto: «Per anni ho dovuto sopportare che dicessero: porta il parrucchino. Io non porto il parrucchino». Nel 2016, infatti, il germofobo più famoso d’America aveva lasciato che Jimmy Fallon gli scompigliasse la testa in diretta, per dimostrare che quella roba era sua. Nel 2019 si era presentato in una chiesa della Virginia con i capelli tirati indietro alla Gavin Newsom (il governatore della California che si pettina sempre come se fosse sul punto di candidarsi: è un altro che punta al 2028), ma durò mezza giornata.
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Un uomo che rivestirebbe d’oro la testina dello spazzolino, che l’anno scorso si lamentò con il Time perché nella copertina “Il suo trionfo”, quella sul memorandum di Sharm el-Sheikh, il controluce gli aveva fatto sparire i capelli lasciandogli sopra «una coroncina galleggiante, piccolissima», ha fatto l’unica cosa sobria della sua vita: si è scurito. E infatti s’è sbagliato. Ma intanto i critici lo attaccano quando esagera e quando smette, gli chiedono conto del giallo e poi del castano, e mobilitano un emendamento costituzionale. Aspettiamo il Washington Post, che ha chiesto alla Casa Bianca un commento ufficiale sulle faccende tricologiche presidenziali. Sic. Finché il problema più discusso dell’uomo più potente del mondo è di che colore ha la testa, vuol dire che il mondo tiene. Provate a chiedere al Cremlino un commento sull’attaccatura di Vladimir Putin.





