«Sono basito. In genere la perizia psichiatrica la chiede la difesa come ultima ratio. Qua si tratta di stabilire se questo cristiano allora, 18 anni fa, poteva perdere completamente la brocca e non essere imputabile. Cos’è, un’ancora lanciata alla difesa?». Il giornalista Massimo Lugli, ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, su Rete 4, guarda con sconcerto a quanto sta accadendo intorno ad Andrea Sempio.
La mossa della Procura di Pavia, che punta a rinviare a giudizio il 38enne sospettato di aver ucciso Chiara Poggi la mattina del 13 agosto del 2007 nella villetta di famiglia di Garlasco, non lo convince per nulla. «Gli inglesi parlano di confirmative bias, a un certo punto ti sei fissato su un’idea e ne cerchi conferme, escludendo tutto quello che va contro», spiega Lugli.
Secondo Rita Cavallaro, che ha tutt’altra impostazione, gli inquirenti «vogliono blindare il lavoro fatto» su Sempio, perché «nel momento in cui dovessero emergere dei disturbi della personalità quei diari non sarebbero più suggestioni ma il frutto di un disturbo».
Sul conto dell’amico del fratello minore di Chiara, Marco, pesano non solo gli inquietanti appunti presi anni fa, ma pure intercettazioni ambientali risalenti agli scorsi mesi. In particolare, quelle del marzo 2025, poche settimane dopo aver appreso di essere (nuovamente) indagato.
La regia di Quarto grado ne manda in onda uno stralcio: «L’importante è che mia mamma non sappia quella storia lì del... che c’è il rischio che finisci in galera. Più quello». «Sì ma frega a qualcuno che tu vai in galera?», gli domanda una amica.
«Non lo so magari sbattono dentro me per concorso, con l’opinione “eh però vedi”...». «Ma a lui non cambia niente», suggerisce ancora la conoscente. Il riferimento è ad Alberto Stasi, fidanzato di Chiara e a oggi unico condannato in via definitiva per il delitto, a 16 anni di carcere. «Lui però può beccarsi il dubbio. Se vado dentro io una parte di gente dirà: vedi che Stasi non c’entrava niente, era colpa sua».
Frasi che in ogni caso confermano un’inquietante verità: Garlasco era, è e sarà un processo mediatico, prima ancora che giudiziario. Con buona pace di consulenti, perizie, Dna, testimoni veri e presunti.
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— Quarta Repubblica (@QRepubblica) June 1, 2026




