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De Raho, quella strana indagine del grillino sulla Lega

di Simone Di Meodomenica 30 novembre 2025
De Raho, quella strana indagine del grillino sulla Lega

3' di lettura

Perché la Procura nazionale antimafia di Federico Cafiero De Raho si interessò all’acquisto della casa dell’ex senatore della Lega, Armando Siri, nonostante fosse fuori dai suoi confini giurisdizionali? E perché Cafiero De Raho, attuale deputato M5S, non fuga tutti i dubbi coi pm di Roma che su questo lo interrogano nell'inchiesta sullo spione Pasquale Striano?

Nelle carte giudiziarie sul finanziere infedele, autore di migliaia di accessi abusivi ai database dello Stato (compresi quelli su Siri), c’è pure la storia di come la Dna si sia occupata del rogito dell'allora sottosegretario ai Trasporti, già sotto inchiesta per corruzione (processo ancora in corso).

DATE FONDAMENTALI
Le date sono fondamentali. Il 7 maggio 2019, Cafiero De Raho scrive alla Dia, alla Guardia di finanza e al direttore dell'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia segnalando di aver appreso da articoli di stampa dell’esistenza di una Sos (Segnalazione di operazione sospetta) riguardante un mutuo erogato dalla Banca agricola commerciale di San Marino a favore di Siri per comprare una palazzina da mezzo milione di euro a Bresso. L'alto magistrato, nella nota, spiega che, «poiché non risulta a questo ufficio pervenuta alcuna segnalazione riguardante tale operazione», è suo interesse conoscerne «gli estremi».

I servizi giornalistici cui fa riferimento in realtà anticipano solo il contenuto di una puntata di Report andata in onda a due giorni dal Consiglio dei ministri (premier Giuseppe Conte) che avrebbe poi revocato le deleghe al sottosegretario leghista. E, in nessuno degli articoli, si accenna a un ruolo della mafia nella compravendita immobiliare. Perché, allora, il capo della Dna sente l’esigenza di capire se la Sos sia stata inviata pure alla sua Procura?

LE FRASI AI PM
Ai magistrati che il 23 ottobre 2025 lo sentono come persona informata sui fatti, il deputato pentastellato spiega: «Trassi la convinzione che la stampa avesse avuto notizia di questa Sos e mi preoccupai che fosse di competenza Dna». Allora, chiama l’aggiunto Giovanni Russo per chiedere lumi ma «dopo aver verificato che a noi non fosse arrivata, mi tranquillizzai».

Tutto risolto, allora? Affatto. Continua Cafiero De Raho: «Mi venne un dubbio ulteriore che potesse esserci stata trasmessa con altri estremi». E quando Russo e pure Antonio Laudati (indagato con Striano, ndr) lo rassicurano pure su questo, il procuratore invece di acquietarsi, decide di scrivere comunque alla Dia e alla Finanza «per avere certezza assoluta e conoscere gli estremi» della Sos su Siri. Perché tutta questa premura?

Agli inquirenti, il grillino rivela di aver temuto «che la notizia della Sos fosse uscita dal mio ufficio». Dunque, «non volevo avere la Sos, ma solo verificare eventuali fughe di notizie». E ammette: «Mi fu segnalato che la Sos non era tra le segnalazioni inviate alla Dna, posto che non concerneva né mafia né terrorismo», ma a Cafiero non basta.

LE DICHIARAZIONI
«Ho ritenuto potesse trattarsi di riciclaggio attinente alla materia della criminalità organizzata e che dunque la Sos fosse stata inviata». Il procuratore «ritiene» sulla base di una sua convinzione personale, non di un dato, di un indizio, di una traccia. E così compulsa gli organi investigativi.

I magistrati romani insistono sul punto, e lui replica: «Non ho alcun ricordo che Dia e Nucleo speciale di polizia valutaria mi abbiano all’epoca inviato la nota Sos perché mi ero limitato a richiederne gli estremi. Non ricordo di averla ricevuta, non so se sia stata trasmessa alla Dna...».

Salvo poi specificare: «Non ricordo che siano stati svolti approfondimenti su Armando Siri, anzi sarei portato a escluderli». L’11 giugno 2019, un mese dopo la nota alla Dia e alla Gdf, Cafiero De Raho invia alla Procura di Roma, titolare del fascicolo su Siri, proprio «gli accertamenti effettuati dal gruppo di lavoro Sos di questa Direzione nazionale» sulla casa di Bresso. Addirittura, il procuratore chiude la nota con la richiesta ai colleghi capitolini di «voler tenere informato il mio ufficio degli eventuali sviluppi investigativi anche al fine di consentire valutazioni sull'opportunità a riunioni di coordinamento».

Ma Cafiero De Raho non aveva detto ai magistrati che non erano stati «svolti approfondimenti su Armando Siri?». E perché non ha chiesto chiarimenti sulla lavorazione di una Sos che «non concerneva né mafia né terrorismo», ma solo una movimentazione bancaria sospetta che lui era certo non fosse mai arrivata? E se era così sospettoso sulla vulnerabilità alle fughe di notizie del suo ufficio, come ha fatto a non accorgersi che Striano trafficava senza autorizzazione con decine di migliaia di informazioni riservate?