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Bengalese stupra la 13enne a Torino, si spaccano le toghe: membro del Csm contro Anm

giovedì 3 settembre 2026
Bengalese stupra la 13enne a Torino, si spaccano le toghe: membro del Csm contro Anm

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"Leggo le dichiarazioni del presidente dell'Anm Giuseppe Tango e credo sia necessario fare chiarezza, soprattutto perché in questa vicenda occorre evitare che il legittimo dibattito istituzionale venga trasformato in un conflitto tra politica e magistratura".

Il caso del bengalese di 42 anni liberato dal Gip dopo sole 2 notti di carcere per aver violentato una 13enne in un minimarket a Torino spacca la magistratura. "Nessuno mette in discussione che il provvedimento del Gip possa essere impugnato nelle sedi previste dalla legge. E' proprio ciò che la Procura di Torino ha scelto di fare. Ma ricordare che esistono il Tribunale del Riesame e, successivamente, la Suprema Corte di Cassazione non può significare sostenere che una decisione giudiziaria non possa essere criticata pubblicamente", spiega Enrico Aimi, componente laico del Consiglio superiore della magistratura sottolineando di non condividere la lettura fatta dal leader dell'Anm sul caso di Madonna di campagna. Tango nelle scorse ore aveva criticato il governo per la decisione di inviare degli ispettori a Torino per far luce sulla decisione del giudice.

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"Una cosa è l'impugnazione processuale, altra cosa è la critica politica e istituzionale. Sono piani diversi e perfettamente compatibili in uno Stato di diritto - continua -. Non siamo infatti davanti a una sentenza definitiva e nessuno pretende di sostituirsi al giudice. Ma proprio perché si tratta di una misura cautelare - peraltro non custodiale - adottata in una vicenda che coinvolge anche una ragazzina di tredici anni e che ha prodotto un evidente allarme sociale, è legittimo interrogarsi sulle valutazioni compiute in ordine alle esigenze cautelari, al rischio di reiterazione del crimine e alla tutela della vittima".

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"Sostenere tutto questo non significa emettere una sentenza fuori dall'aula di tribunale - prosegue -, significa esercitare il diritto-dovere delle istituzioni e della società di discutere una decisione che riguarda un bene primario come la sicurezza delle persone e, soprattutto, la protezione di una minore. Per questo non condivido neppure la definizione di 'attacchi scomposti' riferita alle critiche espresse da esponenti del governo. Una critica può essere severa, anche molto severa, senza per questo essere un attacco alla magistratura. L'indipendenza della magistratura è una garanzia irrinunciabile. Ma proprio perché è una garanzia costituzionale, non può essere confusa con una sorta di immunità delle decisioni giudiziarie dalla critica". 

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