Leggere le sei lettere inviate dal carcere da Valter Lavitola all’ex compagna Natalia Potenza (più una a un collaboratore del Cefalù bistrò) permette di comprendere il saliscendi emotivo che tormenta dal 10 agosto il faccendiere, incarcerato per aver organizzato l’attentato contro Sigfrido Ranucci. È l’epistolario di un uomo che si sentiva potentissimo, che pensava di essere in grado di selezionare il nuovo presidente del Consiglio, dopo essere stato vicino a Silvio Berlusconi e Bettino Craxi. Ma che adesso, abbandonato dalla sua convivente, tradita ripetute volte, non è più in grado nemmeno di comprarsi da mangiare. È la tragedia di un uomo che prova ancora a manipolare le persone a lui più vicine con frasi melliflue, ma che ha perso la fiducia dei suoi vecchi collaboratori e della donna che gli ha dato due figli. Molto importante è la missiva inviata il 26 agosto a Carmine Palestini, il dipendente che gestisce la pescheria del Cefalù bistrò. Lavitola ha appena saputo di un piccolo ammutinamento ai propri danni: «Caro Carmine, Giuseppe (il primogenito di Lavitola, ndr) mi ha informato di tutto. Vi capisco benissimo e non sono minimamente in collera con voi. Per piacere, dillo a tutti e tranquillizzali» esordisce con tono magnanimo. Poi, però, porta subito il discorso su un tema più concreto: «Avevo lasciato qualche centinaio di euro per Mile (la figlia adolescente panamense, ndr), sono solo miei». Quindi aggiorna il collaboratore del ristorante: «Natalia ha rifiutato anche di inviarmi i soldi e di darmi ospitalità, ma io la capisco» assicura. Salvo stroncarla con un giudizio impietoso: «Purtroppo Natalia non è lucida ed è consigliata male, rischia di fare disastri».
«IN BAGNO TUTTO IL GIORNO»
Poi chiede i contatti di alcuni dipendenti perché «è importantissimo per il ristorante» che parlino con i suoi avvocati. Cerca anche la mail dello scrittore Fulvio Abbate («Sono tutte richieste super legali e che Natalia non potrà venire a sapere» precisa) e si lamenta del pesce che gli è stato mandato in carcere: «Lo sgombro che hai inviato ha fatto stare noi quattro compagni di cella in bagno tutto il giorno. State attenti con i clienti». E a proposito del bistrò prende informazioni: «Dimmi se state lavorando. Cosa dice la gente? Riuscite a pagare le spese? Ci sono nuovi problemi? Vorrei solo sapere se la clientela ci ha abbandonato, è necessario per individuare soluzioni efficaci». Nelle mail all’ex compagna giura di comprendere il fatto che lei sia «furiosa»: «Se vuoi rinunciare ai colloqui e togliere la mia residenza, fammi avere i moduli, li firmo subito». In più passaggi invita l’ex compagna a portare i figli al mare, a fargli le coccole da parte sua. Ma non sa ancora che Natalia ha deciso di portare in Tribunale le foto di uno dei figli malmenato: in un paio di scatti (visionati da Libero) uno dei piccoli, quello di sette anni, ha sulla guancia i segni delle cinque dita di un adulto.
In altre due immagini ha l’occhio pesto. Ma nelle sue comunicazioni da Rebibbia (bollate dal mittente come «prive di privacy» e «certamente intercettate»), Lavitola offre di sé l’immagine del padre affettuoso, preoccupato del benessere dei figli (che chiama «cuccioli» o «puzzoli»). Invita l’ex compagna a far sistemare il muro in giardino, a suo giudizio a rischio frana, e si offre per eventuali videochiamate dal carcere («Se ritieni che per i bambini sia un bene» concede). Ma subito dopo precisa: «Se pensi che sia meglio che non mi vedano, non preoccuparti. Io reggo, comunque sono una merda assolutamente, ma non per questa cosa utilizzata solo per tentare di farti dire cose contro di me». Il riferimento è alla relazione con Adriana Linhares de Lucena di cui ha parlato questo giornale e che secondo Valter sarebbe stata usata per mettergli contro la Potenza. In realtà negli atti non era specificato che l’estetista brasiliana fosse la sua amante o la sua prestanome, ma si diceva solo che era una delle persone con cui il faccendiere si confidava. È stata la donna a raccontare a chi scrive di essere la «fidanzata». Un esibizionismo che la Potenza non è riuscita (comprensibilmente) a tollerare, anche perché la stessa continua a farsi intervistare in giro peggiorando la situazione. L’ex convivente ha affrontato per dieci anni gli infiniti problemi di Lavitola, ha avviato con il sudore della sua fronte il ristorante di famiglia e adesso l’amante comparsa sulla scena a febbraio parla come se fosse la compagna ufficiale dell’«amico fraterno» di Ranucci.
«DICO A TUTTE MEU AMOR»
Anche se nelle sue missive, Lavitola, prova a scaricare la quarantaduenne carioca in tutti i modi: «Ho capito che hai letto l'intercettazione nella quale mi rivolgo dicendo “meu amor” a una donna. Certo, ti capisco, ma ti assicuro che non ricordo a chi mi rivolgevo. Come credo tu sai, è un modo comune di dire in Brasile. Non sono più andato in Brasile, anche se sarebbe stato necessario, proprio per non farti avere dubbi. Ti prego, in nome di Dio, non averne, non sarebbe giusto». Scrive anche: «Sappi che non ho nessun amante, non ne avrò e continuerò ad amarti qualunque scelta tu farai perché è giusta». Il faccendiere predica calma: «Non è nessuna prestanome, ma non ho nulla con lei. Ti spiegherò...». A un certo punto, però, Lavitola ha un barlume di sincerità: «Ormai è tardi, qualsiasi cosa sia successa è colpa mia e quindi non posso recriminare. Hai sofferto troppo . Io ti ho tolto da una vita serena per farti avere preoccupazioni, rompere con la tua famiglia, lasciarti tanto sola. L'unica gioia che ti ho dato sono stati i cuccioli».
Per giustificare i suoi errori fa riferimento ad asseriti problemi neurologici, mai curati e che avrebbe trasmesso a uno dei figli. Il mandante della «bomba d’amore», però, prova anche a incolpare per le vicissitudini coniugali la famiglia dell’ex compagna: «Non voglio trovare scusanti, ma ricordati che da quando i tuoi sono ritornati in ballo con noi e, poi, peggio, quando sono venuti, è iniziato un disastro». Fa sapere che, nonostante la generosa offerta di ospitalità arrivata da un cugino, non è intenzionato a scontare i domiciliari in Basilicata. Vorrebbe farlo a casa sua: «Fai fare un muro tra i due appartamenti e se ti disturbo scrivi la revoca e mi riportano in cella». Chiede anche di «non fittare niente» e di «non buttare soldi».
Attentato a Ranucci, nell'inchiesta anche i soldi inviati da Lavitola a "Lady Mazzetta"
Nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci entrano anche i numerosi invii di denaro che Valter Lavitol...L’OCCHIO NERO IN CELLA
C’è poi il tema della sua vita in carcere e di un colpo preso in faccia, ma non da qualche compagno di cella (sui giornali era uscita la notizia che fosse stato picchiato): «Sto nel reparto in massima sicurezza a causa delle ipotesi di “metodo mafioso”. La detenzione in questo reparto è molto diversa dalle sezioni ordinarie, dove sono stato. Non è stato facile capire, ma adesso sto bene. Qui è necessario essere e apparire corretto. Nessuno crede che non abbia soldi. Mi aiutano gli altri detenuti, ma mi rendo conto che dubitano tutti che sia vero. Sono arrivato con 400 euro. Tutti hanno il cibo da casa. Pensano che io non voglio “ammettere al mio tavolo”. Nessuno lo dice, ma la cosa è molto brutta». Lavitola snocciola i problemi che devono affrontare gli inquilini di Rebibbia: «Il caldo rende i materassi di gommapiuma roventi. Ho battuto involontariamente l'occhio destro in uno sportello e adesso mi sembra di vedere dei moscerini, ma il reparto ospedaliero è insostenibile. Siamo in una cella grande come una stanza del b&b». Là dentro Valter deve fare i conti anche per comunicare con l’esterno: «Ho finito i soldi e le mail costano di più delle lettere».
Valter Lavitola, partite iva e macumbe: le ultime mosse prima e dopo l'arresto
Una delle ultime mosse fatte da Valter Lavitola prima di essere arrestato è stata quella di aprire una partita Iv...Le notizie che gli arrivano dai media lo tormentano: «Risulta che ci sarebbe un’inchiesta segretata molto tempo fa e in stand-by su un mio presunto riciclaggio e lo avrebbe comunicato il ministero degli Interni. Tutto poco credibile, ma stanno succedendo cose strane. Se fosse vero, bisogna chiedere archiviazione. Dovrebbe essere di 15 anni fa! Veramente strano». Un’altra notizia lo agita: «Ieri o oggi hanno detto in tv che cercano i finanziatori dell’eventuale campagna elettorale dei quali parlavo con Sigfrido. Sono andati da questa a fare varie perquisizioni presumendo che fosse una prestanome. Ovviamente non è vero». Il recluso puntualizza di non voler impietosire Natalia («Non voglio che mi credi o mi perdoni, non è essenziale»), anche se è «sempre più stanco», e si dice pronto a ripartire: «Devo riuscire a poter lavorare . Ho necessità di 5-6 mesi di intensa attività che sarà possibile solo quando sarò fuori . Se non ci riesco, tutti i sacrifici fatti da entrambi saranno vanificati. Il progetto dei carbon credit era in fase di definizione. Ora non so, devo prendere altri avvocati per le cause varie. Insomma, credo che tu dovresti fare uno sforzo per rientrare in te».
«SOLO SENZA IL CAV»
Nelle sue missive, preso dallo sconforto, nomina due volte Berlusconi. La prima citazione è un po’ criptica: «Se avessi immaginato che Berlusconi mi avesse abbandonato quando mi dicesti che volevi fare una famiglia avrei dato una coltellata al mio cuore». La seconda è più chiara: «Ti prego non rispondermi con cose mosse dall'ira. Ritengono che io possa essere socio di fatto delle tue cose... assurdo. Vedi cosa iniziano a scrivere? Tesori nascosti, eccetera. Questa volta purtroppo non c'è più Berlusconi, sarò solo». Lavitola, infine, invita la compagna a «vendere qualsiasi cosa» e a «comprare una casa in Argentina, in un posto tranquillo», ma poi la supplica di stare lontana dai contanti che si troverebbero nell’appartamento di Monteverde: «I pochi soldi che ho lasciato per Mile sono miei, non toccarli, mi sono indispensabili; non aiutarmi, ma non prendere l'essenziale che è mio, te ne prego». Il solito Lavitola, un Giano che si conferma bifronte nel giro di poche righe.




