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Futuro Nazionale, arrestato l'ex dirigente Luca Carleo

martedì 22 settembre 2026
Futuro Nazionale, arrestato l'ex dirigente Luca Carleo

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I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Milano hanno arrestato Luca Carleo, ex dirigente di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, e Ciro Di Meglio, entrambi ex manager del gruppo editoriale e delle telecomunicazioni Ops (l'ex gruppo Netweek, catena di giornali locali lombardi e piemontesi). Il provvedimento è arrivato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano per una serie di reati finanziari fra cui manipolazione del mercato, ostacolo alla vigilanza, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale, malversazione di erogazioni pubbliche. I militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dalla gip Giulia D'Antoni su richiesta del pubblico ministero Nicola Rossato nell'indagine che, a luglio assieme al collega sostituto Guido Schininà, aveva portato a eseguire una serie di decreti di perquisizione nei confronti dell'ex direttore generale di Ops Carleo (44 anni) e dell'ex amministratore delegato Di Meglio (51 anni). La gip ha anche disposto le misure interdittive del divieto di esercitare professioni contabili e del divieto di esercitare attività di impresa per un anno nei confronti di altre 8 persone indagate nel fascicolo. 

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L'ordinanza di arresto e di misure interdittive arriva dopo gli interrogatori preventivi degli indagati che si sono tenuti l'11 settembre. L'inchiesta, condotta assieme alla Consob, avrebbe evidenziato una serie di "condotte illecite", è quanto fa sapere in una nota il Procuratore di Milano, Marcello Viola, da parte dell'ex ad e dell'ex direttore generale delle società quotate in borsa Ops Ecom, Ops Italia e Ops Retail, tutte indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Presunti reati che sarebbero avvenuti con il concorso di 33 tra consiglieri di amministrazione, sindaci, amministratori e professionisti e finalizzati a sottoscrivere "fittizi aumenti di capitale", "drenare liquidità" dalle aziende e raccogliere denaro, attraverso prestiti "garantiti" dallo Stato e dal Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese gestito da MedioCredito Centrale spa, per destinarlo a fini diversi da quelli indicati nei contratti di finanziamento. Secondo la Procura di Milano sarebbe stato messa in piedi una frode al mercato finanziario con l'utilizzo "distorto" di oltre 30 milioni di euro di Prestiti obbligazionari convertibili (POC).

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Per posticipare il "gravissimo stato di dissesto" le società quotate avrebbero stipulato contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio del denaro, avrebbe ottenuto azioni corrispondenti all'importo prestato, oltre a commissioni del 5% sul prestito. Per gli investigatori della fiamme gialle, tuttavia, il reale sottoscrittore di quel contratto era un'altra società italiana - le cui quote sono state sequestrate - e la "liquidità" proveniva da altre aziende riconducibili all'arrestato Ciro Di Meglio. Un meccanismo che per gli inquirenti è una forma di manipolazione del mercato azionario: gli indagati avrebbero ottenuto un "vantaggio economico" derivante dalla vendita delle nuove azioni emesse nell'ambito dei POC e dalle commissioni e avrebbero "ingannato e danneggiato il mercato" con la diluizione del numero di azioni disponibili grazie alla conversione delle obbligazioni e il conseguente "deprezzamento" del titolo a danno degli azionisti.