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Valter Lavitola, partite iva e macumbe: le ultime mosse prima e dopo l'arresto

di Giacomo Amadorimartedì 22 settembre 2026
Valter Lavitola, partite iva e macumbe: le ultime mosse prima e dopo l'arresto

6' di lettura

Una delle ultime mosse fatte da Valter Lavitola prima di essere arrestato è stata quella di aprire una partita Iva. Quasi contemporaneamente si è premurato di lanciare macumbe contro i suoi nemici. Giovedì 6 agosto (è finito in manette il 10), dopo 15 anni di guai giudiziari, ha deciso di mettersi in proprio come lavoratore autonomo, per avviare un’attività di consulenza imprenditoriale, senza doversi celare dietro a prestanome. A giugno, come intermediario del venditore, aveva partecipato alla cessione delle quote di una società, la Frosini srl, che aveva in pancia un podere con 1.000 ettari di terreno. La società acquirente, la Macos srl, impresa di costruzioni della provincia di Bergamo di proprietà dell’italo-rumeno Marius Neagu, a Libero ha raccontato che Lavitola non era un loro consulente. In realtà, proprio in quelle ore, il mandante della bomba a casa Ranucci aveva firmato un contratto nel settore della comunicazione e delle relazioni internazionali con B.G. media srl, con sede legale in Romania, per un importo forfettario anticipato di 90.000 euro. L’azienda sarebbe titolare di «attività editoriali e televisive, incluse una televisione e un giornale operanti in Romania» e vorrebbe «sviluppare una rete internazionale di collaboratori e relazioni in vari Paesi del mondo».

Proprio per allargare i propri orizzonti sarebbe stato scelto Lavitola, il cui «incarico di consulenza strategica internazionale» spaziava dalla gestione dei media e della comunicazione alle relazioni istituzionali, dallo sviluppo di reti informative all’organizzazione di reti di collaboratori e corrispondenti, dall’elaborazione di strategie alla creazione di opportunità informative e relazioni economiche sempre su scala internazionale. In fondo all’accordo, datato 13 giugno 2026, c’era, però, solo la firma di Lavitola e non quella della controparte.

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CONTRATTI E BANCHE
Tra le bozze depositate in Procura c’è pure un contratto di sovvenzione da 100.000 euro (50 alla firma e 50 a tre mesi) che la Business solutions Srl (società collegata alla Macos) avrebbe garantito a una delle società africane che operano nel settore dei carbon credit sotto la regia di Lavitola: la Future awaits Cameroon Sarl di Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola per cui gli inquirenti hanno chiesto l’arresto. La Business solutions avrebbe dovuto versare il finanziamento su un conto di una banca del Camerun. Nelle carte c’è una bozza di contratto di consulenza legale destinata all’avvocato Tariro Martha Shoko. Ad avvalersi delle prestazioni del legale avrebbe dovuto essere inizialmente la Macos, che, però, nella bozza di contratto viene sostituita dalla Business solutions. Qui gli importi dell’accordo non sono indicati e la relativa casella è lasciata in bianco.

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Sempre tra i documenti consegnati agli inquirenti dall’ex compagna di Valter, Natalia Potenza, c’è la procura speciale alla Shoko che Lavitola firma il 6 luglio 2026, subito dopo aver subito la perquisizione dei carabinieri. Il mandato prevede che il legale possa sostituire il faccendiere «in tutti i procedimenti civili dinanzi ai tribunali dello Zimbabwe», per gestire, trattare, firmare qualsiasi documentazione e promuovere e/o opporsi a qualsiasi procedimento legale per conto di Lavitola. Subito dopo l’arresto, il 16 agosto, l’ex direttore dell’Avanti! scrive alla Potenza per provare a dirigere i suoi affari dal carcere: «Per piacere mandami la mail di Giuseppe (il figlio maggiore, ndr) e Tariro. Antonio (Imbriani, il direttore del ristorante e factotum del faccendiere, ndr) ha il numero di Patrick, mi serve anche la sua mail.
Non posso fare saltare tutto il lavoro di tanti anni (nel settore dei carbon credit, ndr). Manda una mail a Tariro».

Patrick è un collaboratore della Neutralia, azienda nata per gestire il business africano e di cui Lavitola e il figlio Giuseppe sarebbero soci di fatto. Il nome di Patrick Ishimwe compare in un resoconto di un incontro operativo del team di Lavitola avvenuto l’8 luglio 2025. Il faccendiere indica come «obiettivo principale» la «raccolta di 10 milioni di ettari» di terreni «entro 12 mesi». Il secondo punto riguarda l’«attività di comunicazione, finalizzazione di raccolta fondi-scambio merce/rete contatti». Lavitola cita anche una società di pubbliche relazioni da coinvolgere «per definire la tipologia di pubblico, data, location e materiale a supporto». In questa pagina, che, probabilmente, riassume il piano di lancio del progetto, si legge anche questa nota: «Da valutare una prima cena ristretta con Sigfrido Ranucci». In effetti, l’1 novembre 2025, un incontro conviviale a tema carbon credit alla presenza del giornalista si è svolto al Cefalù bistrò, il ristorante di cui era oste Lavitola.

Nel documento si fa riferimento anche a una fondazione non indicata con il nome: «La sua attività è sostenuta da noi che facciamo business che è visionario» si legge. E per valorizzare la fondazione Lavitola immagina l’«organizzazione di viaggi esperienziali di grande lusso dove coinvolgere i finanziatori». Le mete prescelte vanno dal Santuario dei gorilla ai safari in Zimbabwe, alla visita della Laguna di Araruama in Brasile. Nella lettera dal carcere del 16 agosto Lavitola fa anche una curiosa richiesta all’ex compagna: «Fatti inviare un documento con il nome esatto di Ben e mandalo a Ivan». Ben è Benjamin Chimutengo, l’ex socio di Lavitola in Zimbabwe, il quale aveva iniziato una battaglia legale contro il faccendiere e i suoi collaboratori. Per questo Valter avrebbe deciso di affidare il “nemico” africano alle cure del suo macumbero di fiducia, Ivan Bonela. Non basta. L’8 luglio, dopo il suo primo interrogatorio, Lavitola aveva preparato un pacco con la sua camicia sudata e la federa del cuscino su cui aveva dormito la notte precedente e le aveva inviate a Ivan sperando in un suo risolutivo intervento a base di pratiche occulte.

Ma Lavitola non si sarebbe affidato solo alle macumbe, ma anche alle preghiere di Natalia, fervente cattolica e devota di Pancho Sierra, «il gaucho santo». L’1 luglio scorso, il giorno dell’udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Napoli che doveva decidere se fargli scontare una pena definitiva 2 anni e 1 mese fuori dal carcere, Lavitola invia una foto dei giudici e aggiunge la frase «per dire preghiera». La compagna gli segnala che nel portafogli ha una medaglietta del pio medico condotto e latifondista, Valter la estrae e le scatta una foto.
Natalia lo consiglia: «Tienila con te in mano».

LA BRASILIANA
Da Rebibbia, Lavitola, per non perdere Natalia, ha provato a scaricare la “fidanzata” brasiliana Adriana Linhares del Lucena: «Sappi che non ho nessuna amante, non ne avrò e continuerò ad amarti qualunque scelta tu farai, perché giusta», assicura il 20 agosto. Alla fine, però, è rimasta solo Adriana al fianco del fedifrago Lavitola, dopo l’uscita dalla sua vita della Potenza. L’estetista sudamericana è anche andata a trovare in carcere l’amato galeotto. Ma prima di recarsi in prigione, il 25 agosto, ha mandato un messaggio a tale Cristina, una connazionale che lavora nel ristorante Cefalù: «Ti scrivo perché sto andando a trovare Valter e domani lo vedrò e vorrei sapere se potete cucinare alcune cose così che possa portargliele. L’e-mail di Valter è arrivata oggi per domani mattina. Gli piacerebbe mangiare feijoada (piatto a base di fagioli e maiale, ndr), senza carne con osso e molto brodo. In prigione non possono entrare queste cose e non può essere più di un kg».

Letta la comunicazione, la Potenza ha dato indicazione di non preparare nulla. Ma le vettovaglie, per l’oste Lavitola, sono molto importanti e nella sua prima lettera dal carcere ha dato indicazioni precise, anche queste disattese: «Il cibo può entrare solo appena scottato (così lo completiamo noi). Pesce qualsiasi, ma non crostacei e molluschi. Tutto sfilettato. Carni sì, qualsiasi disossata. Fai inviare quello che si trova nel frigo. Importante: guanciale, pancetta, salame, ma tutto affettato, no pollo, qualche bistecca, no spessa e senza osso. No sugo, al massimo un po’ di olio con cui si è cotto. Baccalà, salmone, sia fresco che marinato (anche alici, che quelle fanno la loro), spigola, rana, tonno, spada, qualsiasi pesce, ma sfilettato e solo scottato appena». Il tutto per quattro persone (lui e i suoi compagni di cella). Alla fine, però, la cucina, per lui, è rimasta chiusa.