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Federica Mogherini, arrestata la nipote Gaia: tra i 21 in manette per lo spaccio di cocaina nella Roma bene

Serena Sorce
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Un arresto clamoroso: c'è anche Gaia Mogherini, figlia del fratellastro di Federica Mogherini, Alto rappresentante della Ue per gli affari esteri, fra le 21 persone finite in manette a Roma per un giro di cocaina negli ambienti della cosiddetta 'Roma bene'. La ragazza, 28 anni, era stata già arrestata nell'ottobre del 2016 per una vicenda simile. Per lei l'accusa è cessione e acquisto di droga. Leggi anche: Fermate la Mogherini: chi vuole portare in Europa L'indagine, iniziata nel 2016 e affidata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino ai carabinieri di piazzale Clodio, ha portato alla luce lo spaccio di cocaina nel quartiere Parioli e in locali notturni del centro, tra cui il Jackie O e il Notorius. Seguendo i luoghi in cui lo stupefacente veniva spacciato, gli inquirenti sono arrivati ai fornitori nei quartieri periferici di La Rustica, Alessandrino, Casilino e Montespaccato dove i pusher si rifornivano". Quanto alla Mogherini - scrive il gip Roberto Saulino nell'ordinanza di arresto - coadiuva Roberto Nicoletti (compagno della donna e finito in carcere) ma non sembra possedere autonomia gestionale, svolgendo mansioni "£serventi" l'attività principale organizzata dal compagno" In totale sono stati ventuno gli arresti nell'ambito dell'operazione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. L'indagine, nel dettaglio, riguarda una filiera di spaccio che dalla zona Casilina raggiungeva il quartiere Parioli e i locali della movida romana espandendosi anche in provincia. Cinque le persone arrestate in flagrante, mentre sedici sono state colpite da Ordinanza di Custodia Cautelare accusate per i reati di associazione a delinquere finalizzata all'illecita commercializzazione di cocaina, detenzione, spaccio, estorsione, minacce, porto clandestino e ricettazione di armi da sparo. A stupire gli investigatori è stata la purezza della sostanza stupefacente pari al 97%, quasi senza precedenti sul territorio nazionale. Ciò induce gli inquirenti a pensare che la droga derivasse da luoghi di produzione esteri e che quindi gli spacciatori avessero legami diretti con i soggetti che operano nell'ambito del commercio internazionale di stupefacenti. 

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