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Coronavirus, timore per i posti letto in terapia intensiva: "La situazione è critica", quali rischi corriamo

Davide Locano
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Una delle conseguenze più temute del contagio da coronavirus è il collasso del sistema sanitario italiano. La principale urgenza, infatti, è rafforzare le unità di rianimazione o terapia intensiva, tarate su livelli che ovviamente non potevano tenere in considerazioni quanto sta accadendo a causa del Covid-19. Come riporta Repubblica in un'inchiesta sul tema, si tratta di reparti attrezzati che possono salvare i pazienti gravi, pari al 10%, i quali faticano a respirare. Uno studio su The Lancet, piuttosto illuminante ed emblematico, mette in luce come la letalità del coronavirus non sia molto alta in sé, ma rispecchi l'efficienza del sistema sanitario. Per intendersi in Cina si va dallo 0,7% delle regioni più attrezzate, al 2,9% della provincia attorno a Wuhan. Leggi anche: Coronavirus, Pregliasco: "Il rischio di dover fare nuovi sacrifici" La situazione, in Italia, è preoccupante. Soprattutto se il numero di positivi al coronavirus dovesse continuare a crescere. Dal Pirellone spiegano: "Oggi quasi il 10% dei posti di rianimazione in Lombardia è occupato da pazienti che arrivano da un'area dove vive solo il 5% degli abitanti. Da questo si capisce che la situazione è critica. E si intuisce cosa accadrebbe se la malattia colpisse più persone". E ancora, spiegano che per il momento non si prendono in considerazione i trasferimenti dei pazienti fuori regione, "ma ci manca poco". Il punto è che, cifre alla mano, in Italia i posti letto di terapia intensiva sono 5.090. Si tratta per inciso degli unici reparti che non sono stati "tagliati" nel processo di dimagrimento del sistema sanitario italiano negli ultimi 15 anni, durante i quali il Belpaese ha perso la bellezza di 40mila posti letto, pari al 10 per cento del totale.

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