Condanna di trent'anni di carcere per Patrizio Franceschelli, l'uomo che il 4 febbraio scorso gettò il figlioletto di 16 mesi nel Tevere ghiacciato per l'ondata di gelo, provocandone la morte. Il corpo fu ritrovato alla foce del fiume un mese più tardi a Fiumicino da due giovani che erano andati a pescare. Il giudice ha accolto in toto la richiesta del pubblico ministero Attilio Pisani. Franceschelli, processato con rito abbreviato dal gup Adele Rando, era accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo della parentela. Contro di lui si è costituito parte civile anche il Comune di Roma. Il condannato è stato ritenuto da una perizia capace di intendere e di volere al momento del fatto e anche capace di stare in giudizio. Anche oggi, come la precedente udienza, fuori dall’aula si sono radunate diverse donne portando con sé anche quattro piccoli bambini in carozzina. Franceschelli gettò il figlioletto dopo averlo prelevato da casa della nonna materna: causa dell'infanticidio sarebbe stato un contrasto con la madre del piccolo.




