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Askatasuna, la guerriglia ispirata agli assalti No Tav

di Simone Di Meomartedì 3 febbraio 2026
Askatasuna, la guerriglia ispirata agli assalti No Tav

3' di lettura

La prima informativa è arrivata ieri in Procura. È l’atto che chiude, sul piano investigativo, una guerriglia durata ore e che apre, sul piano giudiziario, una lettura più ampia e stratificata della violenza esplosa sabato a Torino durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna.

Nelle stesse ore in cui il dossier della Digos di Torino veniva trasmesso, gli investigatori erano ancora al lavoro sui filmati, frame dopo frame, per attribuire volti e responsabilità non solo agli oltre 500 incappucciati del cosiddetto blocco nero, ma anche a una platea più ampia di soggetti violenti, meno strutturati ma ugualmente attivi negli scontri. Secondo quanto emerge dal dossier, agli scontri hanno partecipato «altre centinaia di manifestanti, anch’essi aviso coperto, disorganizzati, protagonisti di lanci continui di oggetti contundenti contro le forze dell’ordine», con un impiego massiccio di razzi, bombe carta, pietre e massi. Parte del materiale è stato ricavato sul posto, «rompendo il selciato con martelli», parte sarebbe stato portato direttamente dall’area più oltranzista del corteo. La Procura valuta ora l’ipotesi di devastazione. Gli iscritti nel registro degli indagati sono 24, per reati che vanno dalla resistenza alla violenza. A questi si aggiungono i 3 arrestati, per i quali ieri si è svolta l’udienza di convalida.

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Ma per gli investigatori quella violenza non rappresenta una frattura improvvisa né un’escalation isolata. È piuttosto l’ultimo tassello di una sequenza già analizzata in precedenti informative, confluite negli anni in procedimenti giudiziari e rinvii a giudizio. Le modalità operative osservate sabato – l’uso sistematico del volto coperto, la frammentazione dei gruppi, l’offensiva prolungata su più fronti, la ricerca dello scontro diretto – richiamano schemi già descritti nelle analisi info-investigative dedicate ad Askatasuna e all’area antagonista torinese.

Nelle vecchie informative, il fulcro del conflitto viene individuato nella mobilitazione contro il Tav in Valle di Susa, definita «il principale terreno di scontro con lo Stato». Su questo versante, nel tempo sono state adottate «tecniche di guerriglia mutuate verosimilmente anche da altri territori di conflitto bellico, come il Kurdistan, e adattate al particolare contesto boschivo». Lo stesso dossier, confluito nell’inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di 28 militanti, elenca «ordigni esplosivi e strumenti di offesa utilizzati nel corso degli attacchi al cantiere», soffermandosi su un meccanismo di lancio rimasto a lungo sconosciuto agli investigatori. Quel dispositivo, soprannominato dagli attivisti «sparapatate», viene definito dopo accertamenti tecnici «uno strumento artigianale equiparato a un’arma letale in grado di lanciare oggetti a lunga gittata a una velocità paragonabile a quella di un proiettile».

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A chiarire la natura dell’arma è stata un’intercettazione del 4 maggio 2020, nella quale un militante spiegava che lo sparapatate era portato da «un tipo strano che veniva al campeggio, arrivava, parcheggiava lontano, scendeva a piedi nel bosco e stava sempre bardato». Nello stesso contesto investigativo emerge anche l’interesse per ordigni artigianali come il tubo bomba, descritto da uno degli indagati come «usato in Nicaragua, si mette un petardino o un petardone insieme a una biglia».

La genesi del conflitto Aska-Stato viene collocata, per Torino, nel 2009. Le informative ricordano che «la situazione di instabilità politica e la mobilitazione nelle università contro la riforma Gelmini resero le piazze più effervescenti», mentre per la Valle di Susa il punto di svolta è il 2011, con lo sgombero del presidio No Tav di Chiomonte e l’avvio dei lavori per la Torino-Lione. In questo quadro, Askatasuna viene descritta come una realtà totalizzante: «Aderire non è come iscriversi a un partito, ma è una scelta di vita», con un lessico ricorrente – lotta, progetto, organizzazione, rivoluzione – che struttura l’identità militante. Una organizzazione che assomiglia a una setta, a una cosca.

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Sul piano interno, le informative parlano di una struttura gerarchica. Un testimone riferisce «riferimenti a un’organizzazione di tipo piramidale, con una suddivisione di ruoli e mansioni», aggiungendo che «vengono definiti gli ambiti di interesse del gruppo, dal contrasto al Tav al controllo del territorio del quartiere in cui si trova Askatasuna». La militanza viene descritta come un percorso progressivo: «L’idea è intervenire su temi sociali, come le campagne anti-sfratto, per trovare nuovi attivisti che poi diventino veri e propri militanti da far partecipare alle azioni», mentre «un’altra macroarea è la ricerca dell’innalzamento costante della conflittualità». Le stesse informative ricordano anche l’esistenza di un tribunale interno. Accanto a questo quadro, gli atti ricostruiscono la frattura con l’area anarchica riconducibile alla galassia di Alfredo Cospito, esplosa in occasione della proposta di gestione condivisa dell’immobile avanzata dall’amministrazione del sindaco Stefano Lo Russo.