A un mese dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella (Molise), le indagini si concentrano sempre di più sui rapporti interni alla famiglia e sulle possibili tensioni tra parenti.
Gli inquirenti hanno sentito in Questura a Campobasso quasi un centinaio di persone, con particolare attenzione al nucleo familiare e ai conoscenti stretti. Si stanno scandagliando eventuali relazioni sentimentali passate e, soprattutto, possibili litigi o tensioni tra una delle due vittime e alcuni parenti. Al centro dell’attenzione c’è Alice, l’18enne sorella e figlia delle due vittime: il suo smartphone è stato sequestrato e viene analizzato in cerca di elementi utili.
Pietracatella, la ricina sciolta nell'acqua: le prove scientifiche ribaltano il quadro? La morte "on-off"
Potrebbe esserci un nuovo colpo di scena nel giallo di Pietracatella. Le ultime evidenze scientifiche non escludono che ...Sia Alice che il padre Gianni sono destinati a essere riconvocati per nuovi interrogatori nelle prossime ore. Gli investigatori non escludono che il movente possa essere legato a contrasti familiari mai emersi pubblicamente. Per questo motivo è in programma un nuovo sopralluogo nella casa sotto sequestro, con una ricerca mirata di eventuali tracce di ricina. Parallelamente proseguono gli accertamenti tossicologici e istologici che hanno confermato la presenza del veleno, mentre il ruolo dei medici del Cardarelli di Campobasso appare fortemente ridimensionato: gli avvocati degli indagati puntano ora all’archiviazione del reato di omicidio colposo a loro carico.L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, punta dunque a far luce su possibili rancori o liti tra parenti che potrebbero aver portato all’avvelenamento premeditato delle due donne.




