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Andrea Sempio, Carmelo Abbate: "La prova che lo inchioda"

di Claudia Osmettigiovedì 14 maggio 2026
Andrea Sempio, Carmelo Abbate: "La prova che lo inchioda"

2' di lettura

Abbate, ma secondo lei Sempio è colpevole? (Carmelo Abbate è un giornalista e opinionista che conosce la cronaca nera di questo Paese come pochi altri) «Dalle categorie “colpevolisti” o “innocentisti” cerco sempre di stare alla larga perché sono delle semplificazioni che presuppongono, in qualche modo, di “fare il tifo” in questioni in cui, secondo me, servirebbe un altro atteggiamento. Il mio modo di ragionare è diverso, mi chiedo: ci sono prove contro una persona oppure no?».

D’accordo, riformulo (come si dice appunto in tribunale). Secondo lei ci sono prove contro Andrea Sempio?
«Premetto che non ho ancora letto tutte le carte, ma da quello che ho visto finora sì, contro Sempio sono state raccolte delle prove solide. Sufficienti per poter chiedere un rinvio a giudizio e per arrivare in fondo alla vicenda».

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Se dovesse indicarne una su tutte?
«Quella più importante è sicuramente l’impronta numero 33, cioè quella che l’assassino ha lasciato sul muro delle scale che portano alla cantina dove è stato ritrovato il corpo di Chiara. Per me questa è una prova molto importante contro Sempio che difficilmente sarà aggirabile. Questa insieme ai test sul dna».

Che però non sono stati risolutivi...
«Sì, il materiale genetico rinvenuto sulle unghie di Chiara non è identificante in modo diretto, ma in presenza di altre prove è un indizio molto forte che diventa schiacciante. Non c’è la certezza assoluta al 100% che sia suo, ma in qualche modo lo si riconduce a lui. Poi guardi, ci sono altri elementi».

Quali?
«Tanto per cominciare Sempio non ha un alibi per quella mattina. Poi da anni io insisto sulle telefonate del 7 e dell’8 agosto, quelle che ha fatto al fisso della villetta di via Pascoli facendo in qualche modo finta di non sapere che l’ amico Marco Poggi (il fratello della vittima, ndr) non c’è perché è in montagna, e invece lo sa benissimo. Dalle intercettazioni oggi scopriamo che ne ha assoluta coscienza e che Chiara gli ha messo giù. Infine c’è l’inchiesta del 2016, non dimentichiamocela, che io ho sempre definito finta».

Addirittura? Perché?
«Hanno fatto finta di indagare e su quell’incartamento pende, più che il sospetto, proprio l’ipotesi anche molto concreta che sia stata in qualche modo addomesticata da una corruzione. Vedremo dove arriverà anche quel filone, però se uno non ha alcun motivo ed è completamente estraneo, e c’è fra l’altro già un condannato, non vedo che ragione ci possa essere per cercare in qualche modo di “addomesticare” o “comprare” un’inchiesta».

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