Nel nuovo capitolo dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, la strategia della difesa di Andrea Sempio cambia passo e punta direttamente a smontare uno degli elementi più discussi dell’indagine: i cosiddetti “soliloqui”. Secondo i legali, quelle frasi non avrebbero alcun valore confessatorio e sarebbero perfettamente spiegabili in altro modo. Un’impostazione netta che segna un vero e proprio contrattacco tecnico alle ipotesi della Procura di Pavia, attraverso una serie di consulenze depositate per confutare punto per punto le ricostruzioni accusatorie.
Il punto più delicato riguarda proprio le registrazioni e le frasi spontanee attribuite a Sempio durante le indagini. Per l’accusa potrebbero avere un peso indiziario, mentre per la difesa non c’è nulla che possa essere interpretato come ammissione di colpa. Secondo gli avvocati, quei contenuti sarebbero stati estrapolati dal contesto e non differirebbero da considerazioni comuni circolate nei media e nei dibattiti pubblici sul caso. In altre parole, non parole “rivelatrici”, ma riflessi del clima mediatico attorno all’indagine. La linea difensiva non si limita ai soliloqui. Nelle ultime ore è stato depositato un pacchetto di consulenze tecniche che mira a contestare le principali evidenze scientifiche dell’inchiesta. Uno dei punti più contestati riguarda la cosiddetta impronta 33, rilevata su una parete della villetta di via Pascoli. Per la difesa, la sua attribuzione sarebbe debole o non dimostrata. Allo stesso modo, vengono messe in discussione le ricostruzioni tridimensionali della scena del crimine, considerate dalla difesa non del tutto coerenti con i dati disponibili.
Garlasco, cosa è successo al corpo di Chiara quando era ancora viva: il retroscena
La consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo, antropologa forense di fama internazionale, ha portato alla luce un el...Anche il tema delle impronte di scarpa resta centrale. Secondo i consulenti difensivi, la differenza tra la pianta del piede di Sempio e le tracce individuate sulla scena sarebbe incompatibile, elemento che verrebbe letto come favorevole all’indagato. Sul fronte genetico, il confronto sul DNA trovato sotto le unghie della vittima resta uno dei punti più delicati e tecnicamente complessi, con interpretazioni ancora divergenti tra accusa e difesa.




