"Lavazza ha scelto Raffaele Giuliani come volto del basement cafe by Lavazza, affidandogli non solo la conduzione di un format Youtube ma anche un ruolo preciso, quello di creare un dialogo tra visioni del mondo diverse. Una scelta discutibile ma legittima": lo spiega, in un video pubblicato sui social, il direttore editoriale di Esperia, Gino Zavalani. Che aggiunge: "La vera domanda è: è una scelta coerente? Perché Raffaele Giuliani da tempo è una delle voci più note dell'universo Pro Pal sui social italiani. Nei suoi contenuti accusa regolarmente Israele di essere uno Stato genocida, denuncia il governo italiano come complice e critica apertamente chi difende il diritto di Israele di difendersi e quindi di esistere".
E ancora: "Giuliani si muove all'interno di un ecosistema mediatico e politico che considera il boicottaggio economico uno strumento di pressione legittimo e necessario contro Israele. Ed è contro ovviamente le aziende che intrattengono rapporti commerciali con lo Stato ebraico. Un ecosistema che in più occasioni ha indicato pubblicamente quali marchi evitare. E tra questi compare anche Lavazza". Di qui la domanda: "Giuliani era a conoscenza del fatto che Lavazza opera in Israele e che alcuni circuiti pro Palestina la includano nelle proprie campagne di boicottaggio? E se sì, perché ha accettato? Qui il punto è la coerenza, perché la coerenza è il prezzo che ogni figura pubblica paga quando decide di trasformare le proprie convinzioni in una bandiera".
Lavazza ha scelto Raffaele Giuliani come volto di un suo format YouTube. Una scelta legittima che apre però una questione. Giuliani è una delle voci più note dell’universo pro-Pal sui social italiani. Un mondo che considera il boicottaggio economico contro Israele e contro le… pic.twitter.com/1vmq2ofCSx
— Esperia Italia (@EsperiaItalia) June 22, 2026




