Libero logo

Open Arms, la sconcertante accusa al governo italiano: "Quanto ci costa di benzina"

mercoledì 8 luglio 2026
Open Arms, la sconcertante accusa al governo italiano: "Quanto ci costa di benzina"

1' di lettura

In queste settimane estive le navi delle Ong attive nel Mediterraneo centrale hanno intensificato le operazioni, in coincidenza con l’aumento delle partenze dalle coste nordafricane. L’Italia resta l’unico Paese verso cui queste organizzazioni scelgono di dirigersi sistematicamente per far sbarcare i migranti soccorsi.

Da anni il nostro Paese si trova a gestire non solo gli sbarchi autonomi, ma anche quelli delle navi umanitarie, che trasportano decine di persone alla volta. Per evitare il sovraccarico delle strutture del Sud, le autorità italiane assegnano talvolta porti più settentrionali, come Ravenna o Savona. Una scelta che le Ong contestano duramente.L’ultima polemica riguarda la nave Open Arms, a cui è stato indicato il porto di Savona.

La Ong spagnola si lamenta dei tempi e dei costi elevati: oltre 32mila euro solo di carburante per raggiungere il porto ligure e poi tornare in zona operativa. "Abbiamo una nave di soccorso, non una nave da crociera", ha protestato l’organizzazione, accusando l’Italia di imporre ritardi indebiti e di ridurre la capacità operativa delle navi umanitarie.Tuttavia, le navi Ong battono per lo più bandiere straniere (spagnola, tedesca, ecc.) e, dopo un salvataggio, potrebbero in teoria dirigersi verso altri Paesi europei più vicini, come Malta o la Francia (Corsica). Nonostante ciò, continuano a pretendere di sbarcare esclusivamente in Italia, preferibilmente nei porti del Sud.