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Milano, ragazza sfregiata in metro: la vergogna dell'algerino, "sono io la vittima"

sabato 11 luglio 2026
Milano, ragazza sfregiata in metro: la vergogna dell'algerino, "sono io la vittima"

2' di lettura

Mohammed Saidi, l'algerino di 27 anni che ha sfregiato senza ragione una ragazza in metropolitana a Milano, resta in cella. Ma, soprattutto, ribalta tutto, o almeno ci prova, fornendo una versione dei fatti sbalordente nel suo essere inverosimile.

Il giudice per le indagini preliminari Cristian Mariani ha convalidato l'arresto eseguito dalla Polizia locale e disposto la custodia cautelare in carcere. Per il giovane algerino l'accusa è di sfregio permanente al viso, con l'aggravante dei futili motivi. Nel provvedimento il gip sottolinea inoltre la sua elevata pericolosità sociale, evidenziando come l'aggressione sia stata compiuta poche ore dopo un precedente arresto e come l'uomo abbia mostrato una totale assenza di autocontrollo nei confronti di una donna indifesa.

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L'episodio è avvenuto alla fermata Duomo della metropolitana meneghina. Oltre all'accusa principale, Saidi deve rispondere anche di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Ma durante l'interrogatorio di convalida nel carcere di San Vittore, secondo quanto emerso, il ventisettenne avrebbe tenuto un atteggiamento ostile e particolarmente aggressivo. Ha raccontato di essere arrivato in Italia dalla Francia circa un mese fa e di aver lavorato come idraulico insieme a un connazionale. Avrebbe inoltre chiesto di essere rimpatriato in Algeria.

Ma la parte più sconcertante del suo racconto è quella che riguarda la ricostruzione dell'aggressione. Saidi ha infatti sostenuto di essere lui la vittima, affermando che la ragazza lo avrebbe guardato in modo provocatorio e insultato. Ha inoltre negato di aver pronunciato riferimenti alla propria religione, circostanza che, peraltro, non risulterebbe dagli atti dell'inchiesta.

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Non solo. L'indagato ha sostenuto di non aver mai impugnato un coltello, sostenendo che la giovane si sarebbe ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante una colluttazione. Ha poi spiegato di essersi allontanato perché si sentiva svenire e ha affermato che il sangue trovato sul posto fosse il suo, mostrando anche una ferita a un dito.

Una versione che, secondo il giudice, non regge. Il gip la definisce infatti del tutto incompatibile con gli elementi raccolti dagli investigatori. A motivare la misura cautelare sono stati il concreto rischio di fuga e quello di reiterazione del reato. Determinante anche il riconoscimento dei futili motivi: l'aggressione sarebbe scattata esclusivamente per uno sguardo interpretato dall'uomo come offensivo.