Il teatro all’aperto ne poteva contenere più di mille, ma erano trecento, non giovani e neppure forti, ma almeno non sono morti o, forse meglio, non si sentono tali. Appuntamento per intimi, quasi tribale. Sigfrido Ranucci ha radunato sabato sera alla Versiliana, in quel di Forte dei Marmi, un manipolo di irriducibili e inarrendevoli seguaci, combattivi quanto gli spartani agli ordini di Leonida. Via Teulada, redazione di Report come le Termopili: resistere, resistere, resistere perché il nemico vuole invadere e sloggiarci. L’occasione è la tappa del tour teatrale in cui il conduttore Rai mette in scena il suo libro, «La scelta», piccolo compendio di giornalismo autocelebrativo dove si mischiano riflessioni ed esperienze professionali a episodi e confidenze private. L’attesa c’è tutta perché è la prima uscita pubblica da che è montato il caso di Valter Lavitola supposto mandante dell’attentato contro l’amico giornalista.
NESSUNO SCOOP
Ma chi si aspettava scoop sulla vicenda è andato deluso. È al suo clan di devoti che il conduttore di Report si aggrappa in uno dei momenti più difficili della carriera. «Diario di un trapezista» è il sottotitolo dello spettacolo. Il protagonista unico prova a volare alto, memore dell’insegnamento del suo maestro, Roberto Morrione, vicedirettore del Tg3 nei tempi antichi. «Quando sei con le spalle al muro, salta via da un’altra parte», lo ammoniva, una sorta di chiodo scaccia chiodo. In soldoni, se un’inchiesta si arena o qualcosa va storto, aprine un’altra e imbocca una nuova via, inventati qualcosa che faccia parlare di più.
Ranucci, tutte le balle contro la destra
L’esempio più eclatante ha collegamenti con l’attualità più stretta e con Giuseppe Cont...L’acrobata Sigfrido, però, stavolta balza all’indietro, anziché andare avanti: d’altronde, lo scandalo Lavitola non lo salterebbe neppure un cavallo, figurarsi un trapezista. Sulle prime pagine di tutti i giornali per l’indagine sull’attentato da lui subito l’ottobre scorso, nel suo spettacolo il cronista ignora la notizia d’attualità e si concentra sulle glorie che furono. La Procura si chiede se Ranucci sia coinvolto nell’attentato che lo riguarda, o sapesse, o in qualche modo e tempo ne sia venuto poi a conoscenza. Il giornalista nasconde il proprio pensiero riguardo al suo pubblico, che trova la cosa del tutto normale, perché gli ha già perdonato tutto senza porsi domande. Il conduttore di Report si autocelebra per un’ora e mezzo.
Parla di come scoprì l’uso delle armi chimiche da parte degli americani in Iraq, vent’anni fa, riesuma la sua inchiesta su quando Flavio Tosi era sindaco di Verona, qualche era politica fa, intrattiene gli spettatori su come recuperò le opere d’arte che la famiglia Tanzi voleva sottrarre al crack Parmalat. Sì d’accordo, tutto vero e qualcosa anche di un certo interesse perfino per i non tifosi. Lo spettacolo terrebbe anche, ma la bomba, la sospensione della messa in onda delle repliche di Report, i sospetti sul movente dell’attentato, il sondaggio che testava la sua forza politica in caso di discesa in campo?
Calma e gesso, ci saranno altre occasioni, parliamo piuttosto di Falluja, di Saddam Hussein, dell’incontro in Autogrill tra Matteo Renzo e lo 007 Marco Mancini e perfino della loggia massonica P2, del vestitino che Sigfrido indossava per sentirsi Superman quando era bambino, di mamma, papà e del motociclista a cui una sera salvò la vita. Il futuro è molto incerto, il presente è un casino, meglio allora rifugiarsi in quel che fu. Il mestiere del trapezista è anche farsele scivolare e pattinare sul fango per non finirci sommerso.
Attentato Ranucci, la chat choc su Lavitola: "Non vuole conoscervi di persona"
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Che fai, resti a Report? «Se si decidesse in base agli ascolti... Nessuno lo dice ora ma sono il giornalista più premiato d’Italia»: Ranucci è meno arrabbiato con Libero di quanto non lo siano i suoi adepti. Concede due battute confidenziali a fine spettacolo e non polemizza per la nostra campagna stampa che l’ha messo in croce. È del mestiere e quanto a massacri mediatici sa di non avere coscienza immacolata. Dal suo pubblico invece si leva qualche sfogo di disapprovazione: «Siete invidiosi; guardate quanta gente gli vuol bene, eppure domani scriverete che eravamo solo in tre...». Invece no: abbiamo attaccato Report per il metodo, per le dubbie fonti, non per il seguito, e così continueremo a fare; e comunque nel frangente non siamo noi a dover dare spiegazioni.
Domani è un altro giorno, suggerisce la teoria dell’acrobata e il vicedirettore Rai prova a praticarla testardamente. Questa è l’estate della promozione del tour ma ogni mattina rischia di essere il giorno della marmotta, con i giornali all’attacco di Report e la sinistra che fa la gnorri, finché almeno non si capirà qualcosa di più dell’attentato. Ci sono quattro persone in carcere, migliaia di intercettazioni in attesa di venire alla luce. Sigfrido, fosse per lui, parlerebbe, ma tiene redazione e si è deciso di non esternare al momento, un po’ per non disorientare, molto per non perdere compattezza. «Io ho una storia» si fa forte il conduttore, e nessuno può contestarglielo. Il dilemma è se sia una salvezza o una condanna. Comunque Ranucci è una pellaccia e ci tiene a farlo sapere. «Ti vogliono smerdare per toglierti la trasmissione»: nello spettacolo fa irruzione una storia di qualche anno fa che è l’unico flebile legame con quel che sta accadendo ora: una telefonata nella quale una produttrice Rai lo avvertiva, ma su un’altra vicenda, legata ad accuse di molestie. Stavolta però la vicenda pare più complessa, perché c’è una suo fonte discutibile accusata di aver piazzato una bomba per agevolarne l’ingresso in politica. Tu quando hai iniziato a sospettare e farti domande? Quando la vicenda è diventata pubblica, è la risposta. Sipario. Per i fan di Sigfrido basta così, per tutti gli altri italiani no.




