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Elsa Fornero e le indigeribili favole: "Salvammo l'Italia. Mi dicono: la odiavo, ma poi ho capito"

giovedì 23 luglio 2026
Elsa Fornero e le indigeribili favole: "Salvammo l'Italia. Mi dicono: la odiavo, ma poi ho capito"

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"Spesso incontro persone che mi dicono: 'Professoressa, io l'ho odiata. Ma poi ho capito'". A dirlo, quindici anni dopo la promulgazione della legge che porta il suo nome, è Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle politiche sociali durante il governo Monti. Insomma, i pensionati mazziati avrebbero "capito". Possibile, per quanto improbabile. Uno strano racconto quello. 

Fornero, intervistata da La Stampa, svela i retroscena dietro quella tanto discussa riforma: "Al primo Consiglio dei ministri, subito dopo il giuramento, il 16 novembre 2011, Mario Monti, che mi aveva chiesto la sera prima di far parte del governo, mi dà il compito di preparare la riforma delle pensioni. Alla mia domanda 'quanto tempo ho?' risponde 'Due settimane, massimo venti giorni'".

"Tutti - continua l'ex ministro - si aspettavano il salvataggio del Paese, il nostro primo decreto fu chiamato 'Salva Italia'. Se avessimo tergiversato, la stessa sopravvivenza dell'euro ne avrebbe risentito". Insomma, Fornero è convinta di aver salvato il Paese. Ma si riconosce un errore - pur giustificandolo con il poco tempo a disposizione -: "Quella mancanza di tempo ha impedito il dialogo con le parti sociali, con i cittadini. È mancata la partecipazione democratica alla riforma. Capire non è immediato, la previdenza ha aspetti molto tecnici, matematici. Un po' di tempo sarebbe servito anche a ottenere numeri migliori dall'amministrazione, i dati su cui basare gli specifici provvedimenti, come le salvaguardie, ma soprattutto a impostare quel dialogo sociale che non è stato possibile. È certamente stata una mancanza perché in democrazia le riforme vanno condivise". 

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Poi, una rivelazione sugli esodati: "Non avevamo i veri numeri, erano accordi privati. I privati hanno votato tutto poi mi hanno lasciato sola: non hanno avuto coraggio. Avevamo stabilito - continua - una clausola di salvaguardia: inizialmente per 50 mila lavoratori, poi portati a 60 mila per prudenza. Mi sarei fatta del male da sola, con quella scelta, se avessi saputo che in realtà, e con allargamenti del peri-metro, erano quasi il triplo. Invece i numeri non erano conosciuti dall'amministrazione, perché quella degli esodi era in gran parte una trattativa privata tra datore di lavoro e dipendente, soprattutto nelle piccole imprese, e non c'era l'obbligo di informare il ministero". La tragedia degli esodati, una catastrofe sociale, tutta colpa dei privati, questo il succo spremuto da Elsa.

Infine, un commento sui tempi che corrono: "Se un Paese non consente altro che salari poveri, è illusorio pensare di poter avere pensioni ricche. Le parole chiave sono occupazione e produttività, cioè il numero di lavoratori e il valore di ciò che producono. Dobbiamo aumentare l'occupazione, soprattutto delle donne, e fare in modo che i giovani non se ne vadano: questo è il dramma. E dobbiamo aumentare gli investimenti in capitale fisico e in capitale umano. Anche quello proveniente da altri Paesi, perché il nostro non può fare a meno di immigrati. Se lo mettano in mente i Vannacci di turno, che parlano senza sapere, o fingendo di non sapere, qual è il futuro che ci attende", conclude Fornero, fieramente schierata a sinistra.

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