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No-Tav, l'ex pm Rinaudo: "In Val di Susa serve l'esercito"

di Claudia Osmettimercoledì 29 luglio 2026
No-Tav, l'ex pm Rinaudo: "In Val di Susa serve l'esercito"

3' di lettura

Antonio Rinaudo è uno di quegli ex magistrati (è in pensione dal 2018, ha sulla toga 41 anni di servizio) che parlano schietto e non si nascondono dietro a un cavillo (probabilmente basta a descriverlo il fatto che fa parte di quella frangia meritoria di uomini di legge che a marzo, al referendum sulla separazione delle carriere, ha votato convintamente “Sì”). È anche uno che il cantiere della Tav a Chiomonte lo conosce per bene, dato che una decina di anni fa ha indagato sulle violenze degli antagonisti alla rete dell’alta velocità e lo ha fatto, lui pm assieme al procuratore Gian Carlo Caselli, proprio contestando per primo il reato di “associazione a delinquere finalizzata al terrorismo”. Accusa che, già ai tempi, la Corte d’Assise prima e la Cassazione poi, di fatto, stralciarono tornando all’assai più lieve “danneggiamento” (lo stesso capo d’imputazione di cui, al momento, parlano le carte dell’inchiesta piemontese sui tafferugli di sabato scorso).

«Fermarsi a quello, al danneggiamento, secondo me, è poco», spiega ieri sera, nel corso della trasmissione del direttore Alessandro Sallusti Dieci minuti (Rete4), Rinaudo. «A noi, allora, in soldoni, dissero che i mezzi che avevano utilizzato erano semplici, banali e non erano in grado di bloccare la realizzazione dell’opera. Oggi direi che sono aumentati gli elementi a disposizione per contestare la finalità di terrorismo». Mica è un punto da poco. È invece il dibattito di queste ore, terrorismo-sì-terrorismo-no.

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LE RIVENDICAZIONI
Quella guerriglia che ha mandato in ospedale 140 poliziotti, che ha messo a ferro e fuoco la Val di Susa, che è stata pure rivendicata (l’abbiam-fatto-tutti) dal movimento No Tav e con orgoglio, quasi fosse una medaglia al merito, che ci ha consegnato scene da blitz, agguato, lotta armata (di molotov e pietre e bombe artigianali) ben lontana dalla pacifica manifestazione in dissenso di. Ma quale bravata? È convinto si tratti di terrorismo, per esempio, l’ex poliziotto e pubblico ministero Antonio Di Pietro («La Tav c’entra poco, l’interesse principale è mettere in crisi lo Stato di diritto»), ne è sicuro il collega Andrea Padalino, anche lui con un passato professionale a Torino («Gli atti a Chiomonte sono terrorismo, bisogna applicar le norme di prevenzione e repressioni che ne conseguono»), lo ribadisce con forza Rinaudo.

«Esiste sicuramente quella che viene chiamata “intellighenzia”, una forma di perbenismo o di giustificazione rispetto alle azioni che vengono poste in essere. In fondo quando c’erano le Brigate rosse (Rinaudo è stato procuratore antimafia a Torino e, nel corso della sua carriera, ha subìto delle minacce, ndr) qualcuno diceva son-compagni-che-sbagliano: sbagliavano, sì, però intanto ammazzavano. Siamo nella stessa situazione. Questi sono ragazzi che protestano, li chiamano “dissenzienti” e dicono che, magari, manifestano in maniera irruenta: io direi che queste manifestazioni non hanno nulla a che fare con il dissenso che è invece tutelato dall’articolo 17 della Costituzione. Qui siamo di fronte alla violenza pura e alla guerra dichiarata allo Stato».

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LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI
Già, ma allora come si risponde? «Lo Stato può farlo nei termini previsti. Gli strumenti legislativi ci sono, evitiamo di proporre leggi speciali, la bulimia legislativa non serve a nulla, così come non servono reati particolari. Abbiamo combattuto il terrorismo negli anni Ottanta con le leggi che avevamo, oggi abbiamo una pletora di norme che ci consente di affrontare adeguatamente tutte queste situazioni». Semmai il discorso può spostarsi un piano differente, più operativo: «È stata dichiarata una guerra alle forze dell’ordine, allora perché non “militarizzare” la Val di Susa? Non con le forze di polizia ordinarie, ma coi reparti speciali dell’esercito che sono adusi a operare in settori e territori di quel genere, penso per esempio agli alpini paracadutisti. Loro sicuramente riuscirebbero a fargli trovare a questi antagonisti un terreno molto difficile e con maggior difficoltà. Ricordiamo, appunto, che questi signori operano sul territorio grazie alla collaborazione e al favoreggiamento che viene dato loro da parte della popolazione del luogo».

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