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Multe, incassi milionari e scandalo: Comuni fuorilegge, come spendono quei soldi

di Simona Plettovenerdì 7 agosto 2026
Multe, incassi milionari e scandalo: Comuni fuorilegge, come spendono quei soldi

3' di lettura

Milano incassa oltre 171 milioni di euro di multe in un anno, più di qualsiasi altro Comune italiano. Eppure completa appena il 7,4% degli interventi programmati sulla segnaletica. A Potenza va ancora peggio: l’1%. Dall’altra parte ci sono Firenze, Torino, Genova e altre otto città che realizzano praticamente tutto ciò che avevano previsto. È la fotografia che emerge dai rendiconti trasmessi al ministero dell’Interno dai venti capoluoghi di regione e che racconta una realtà ben diversa dall’idea, ormai diffusa, che i proventi delle contravvenzioni finiscano automaticamente in nuove strisce pedonali, cartelli e asfalti.

Eppure ogni anno i Comuni italiani incassano quasi due miliardi di euro dalle violazioni del Codice della strada. Nel 2025 gli introiti hanno sfiorato quota 1,9 miliardi. La legge stabilisce con precisione come quelle risorse debbano essere utilizzate: almeno il 50% delle multe ordinarie deve finanziare la sicurezza stradale, mentre gli incassi derivanti dagli autovelox sono interamente vincolati alla manutenzione delle infrastrutture. Dal 2026 ogni amministrazione è obbligata a rendicontare esclusivamente online, indicando nel dettaglio come sono stati spesi quei fondi.

È proprio da quei rendiconti che emerge un’Italia divisa in due. Da una parte ci sono le amministrazioni che riescono a trasformare gli stanziamenti in cantieri conclusi. Aosta, Campobasso, Genova, Ancona, Catanzaro, Trieste, Trento, Firenze, Perugia e Torino dichiarano di aver completato il 100% degli interventi programmati per la segnaletica. Napoli sfiora la perfezione con il 99,99%.

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INCOMPIUTI
Dall’altra parte, invece, ci sono le città dove gli interventi rimangono in larga parte incompiuti. La maglia nera spetta a Potenza, che – come detto - conclude appena l’1,07% dei lavori previsti. Subito dietro c’è Milano, che pur avendo il bilancio più ricco d’Italia per proventi da multe, si ferma al 7,42%. Bari realizza il 18,87% degli interventi, L’Aquila il 29,02%, mentre Roma, con oltre 152 milioni di euro incassati, arriva al 36,71%. Restano sotto la metà anche Cagliari (42,13%), Palermo (48,09%) e Bologna (49,32%). Solo Venezia supera di poco la soglia del 50%, fermandosi al 57,23%. Numeri che raccontano una storia diversa da quella degli incassi record. Al contrario, città con disponibilità economiche molto più limitate riescono a completare integralmente quanto programmato.

Tra tutti, il caso che continua a far discutere è quello di Roma. L’inchiesta pubblicata da “Il Post” ha ricostruito come, negli ultimi tre anni, il Campidoglio abbia incassato circa 482 milioni di euro dalle multe ordinarie, destinando alla segnaletica 43 milioni, contro i circa 60 milioni che avrebbe dovuto stanziare per rispettare la quota minima prevista dalla legge. Nei rendiconti inviati al Ministero compaiono spese per illuminazione pubblica, manutenzione delle fognature, smaltimento delle acque e perfino vestiario della polizia locale, mentre gli interventi specificamente riferiti alla segnaletica risultano solo parzialmente completati.

L’assessore alla Mobilità Eugenio Patané respinge però questa lettura: sostiene che molti lavori sulla segnaletica siano compresi nei grandi appalti di manutenzione stradale e che il Comune, diviso tra assessorati e quindici municipi, non disponga di una contabilità unica capace di ricostruire la spesa complessiva.

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CONTABILIZZAZIONE
La questione non riguarda soltanto la quantità delle risorse, ma anche il modo in cui vengono contabilizzate. La normativa consente infatti di inserire tra le spese per la sicurezza stradale anche costi legati al funzionamento del sistema sanzionatorio: notifiche dei verbali, noleggio degli autovelox, carburante, mezzi e attrezzature della polizia locale, straordinari del personale. Tutte voci legittime, ma che finiscono per ridurre la quota destinata agli interventi più visibili per i cittadini, come il rifacimento della segnaletica o la manutenzione delle strade.

Inoltre, molti Comuni non dispongono ancora di un catasto digitale della segnaletica e non conoscono con precisione lo stato di conservazione dei cartelli. Eppure gli studi stimano che una segnaletica moderna e ben mantenuta possa contribuire a ridurre gli incidenti fino al 40%. Resta però una domanda che nessun rendiconto, da solo, è in grado di sciogliere.

Le relazioni inviate al Ministero certificano ciò che i Comuni dichiarano di aver programmato e realizzato, ma non esiste un controllo nazionale che verifichi, strada per strada, se quelle opere siano state davvero eseguite. Il caso di Roma, dove il Campidoglio sostiene di aver investito sulla segnaletica più di quanto emerga dai documenti trasmessi al Viminale, dimostra quanto sia difficile ricostruire il percorso dei soldi. Così, accanto ai Comuni che dichiarano di aver completato il 100% degli interventi, resta inevitabile un interrogativo: quelle percentuali raccontano davvero ciò che è successo sull’asfalto o soltanto ciò che è finito nei bilanci? L’escamotage è dunque servito.

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