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Nella Milano green non si riesce a salvare le piante

In piazza Caiazzo, appena rinnovata, le nuove piantumazioni già secche faticano a sopravvivere. E i residenti si organizzano per innaffiarle da loro
di Chiara Calarcovenerdì 7 agosto 2026
Nella Milano green non si riesce a salvare le piante

3' di lettura

Milano continua a proclamarsi città sempre più verde, presenta nuovi progetti contro le isole di calore, inaugura piazze riqualificate e annuncia la piantumazione di migliaia di alberi. Ma basta passeggiare per le strade per accorgersi che la realtà è ben diversa da quella che ci raccontano. Piazza Caiazzo è il simbolo più evidente di questa contraddizione. La riqualificazione è stata completata da pochissimo, ma gli alberi risultano già essere in condizioni critiche. Se non si riesce a garantire la loro sopravvivenza, viene spontaneo chiedersi quale sia il valore di queste operazioni. Ma non è finita qui; scene analoghe si ripetono anche in altri quartieri, come ad esempio in corso Lodi, oppure vicino alla piscina Scarioni, in Piazza Bettini, in via Piazza Buozzi, via Manzano, via Celio, via Jona e molte altre. Il paradosso è evidente. Milano combatte le isole di calore con pergole e nuove vele ombreggianti, ma gli alberi, il rimedio naturale più efficace contro l’aumento delle temperature, continuano a morire. Sul tema è intervenuto anche il consigliere regionale di FdI Marco Bestetti, che ha definito le tende ombreggianti «una farsa estiva», accusando il Comune di aver «cementificato la città come forsennati».

Sempre più alberi appaiono in sofferenza, con foglie secche e rami ormai compromessi, vittime di un’estate torrida e, soprattutto, della mancanza di acqua. Da settimane il tema anima il dibattito sui social. L’iniziativa #BagnaMI invita i milanesi ad adottare un alberello, ricordando che una semplice bottiglia d’acqua non basta. Per garantire la sopravvivenza delle giovani piante servono almeno 7-10 litri d’acqua, uno o due volte a settimana, versati direttamente nel tubo corrugato o nella conca alla base del tronco. Un gesto semplice, che però finisce per sostituire quello che molti ritengono dovrebbe essere un compito dell’amministrazione.
Tra i cittadini cresce la sensazione che l’obiettivo sia soprattutto annunciare il numero delle nuove piantumazioni, mentre la loro sopravvivenza passa in secondo piano. Piantare alberi senza garantirne la manutenzione significa sprecare risorse pubbliche e perdere un’occasione preziosa per rendere la nostra Milano più vivibile. In una città sempre più segnata dal cemento e dalle temperature estreme, ogni albero perso rappresenta un’occasione mancata per creare ombra, abbassare il calore e migliorare la qualità dell’aria.

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Il Comune, dal canto suo, assicura che durante i mesi estivi vengono intensificate le irrigazioni di soccorso, anche con autobotti, e che gli interventi vengono programmati in base alle condizioni meteorologiche. Una versione che, però, molti cittadini faticano a credere con ciò che osservano quotidianamente. La richiesta è semplice: pubblicare il calendario delle irrigazioni e dei passaggi delle autobotti, così da rendere verificabile un servizio finanziato con le tasse dei contribuenti. Il sospetto, sempre più diffuso, è che si investa più energie nel raccontare la manutenzione del verde che garantirla davvero. Intanto gli alberi continuano a seccarsi e i milanesi sono chiamati a supplire con taniche, bottiglie e innaffiatoi. Un segnale di grande senso civico, ma anche il simbolo di una domanda destinata a restare aperta: se sono i cittadini a dover salvare gli alberi dalla sete, a cosa serve continuare a piantarne di nuovi senza assicurarne (almeno) la sopravvivenza?

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