C’è Patrizia, che è la titolare dell’alimentari e del ristorantino del paese: «Sono qui con mio marito, mi trovo bene, posso offrirvi un caffè?». C’è Fabio, l’allenatore della squadra locale di cui va (giustamente) orgogliosissimo: «Per me è un onore, giocano ragazzi di tutta la provincia». C’è Virginia, che lavora all’infopoint e che spiega, per filo e per segno, le bellezze del suo Comune. Ci sono tutti e 144 gli abitanti di Celle di San Vito, nel Foggiano, il borgo più piccolo della Puglia: sono lì, sulla pagina Facebook “Celle San Vito informa” che raccontano (e si raccontano) uno a uno con voci e volti e storie perché chi l’ha detto che nelle realtà più piccine non succede mai niente (e soprattutto, chi se l’è inventato che internet sia una vetrina solo per le grandi metropoli acchiappa click)?
Ma per favore. Senza social media manager strapagati, senza influencer starlette del www, senza like farm, imbrigli virtuali e campagne pubblicitarie dallo spam facile, Celle, ha appena immagazzinato un milione e 200mila visualizzazioni sui social che diviso per la platea del suo ufficio anagrafe fa più di 8mila reazioni a residente. Citofonare ai testimonial della rete che per una menzione su TikTok farebbero carte false. Il format che hanno scelto, tra l’altro, è il più semplice che ci sia (mica è vero che online funzionano solo le cose complesse, ma per carità): un video, un minuto o un minuto e mezzo, un piccolo spazio personale che diventa di comunità, nel qualche il protagonista mostra un lato di sé che è anche un lato del paesino, tutti per uno e uno per tutti. Va che è una meraviglia. Con gli anziani seduti all’ombra, i bambini che giocano per strada, la gente comunissima che parla della sua giornata senza un copione artificiale da rispettare.
Il risultato è un “bottino” da far invidia a qualsiasi content creator. Quei «video hanno avuto un grande successo e sono arrivati tanti visitatori da ogni dove», dice la sindaca di Celle Maria Palma Giannini, «ne siamo felici perché l’obiettivo è dare un futuro al paese e stiamo accendendo un riflettore sulle nostre potenzialità. L’accoglienza, la bellezza del borgo e dei boschi, il nostro clima che di sera regala sempre un venticello fresco rigenerante». Ché forse è un po’ fortuna, forse è marketing azzeccatissimo, forse è anche il segno dei tempi: però la rivincita del borgo pugliese che rischiava di rimaner fuori dai circuiti del grande turismo e, invece, è la star (social) dell’estate 2026 è una lezione che dovremmo tenere a mente.
Tra l’altro, Celle di San Vito una carta da giocarsi ce l’ha di sicuro (ma non esiste uno dei piccoli paesi italiani che non abbia la sua storia articolata e ricca di curiosità): insieme alla vicina Faeto è l’unica isola linguistica francoprovenzale del Meridione. Nel senso che, dopo sette secoli, lì si parla ancora quella lingua tutelata dalla legge numero 482 del 1999, e nel centro storico le vie hanno i nomi scritti pure in francoprovenzale. Un pezzo di Savoia finito nel Subappennino Dauno, scusate se è poco (di certo è “instagrammabile” termine orrendo, a essere sinceri, che chissà come si dice a Celle di San Vito, anzi a Cèlles de Sant Uite il suo nome in francoprovenzale).
Su questa intuizione virilissima del borgo, poi, sono nate iniziative di sostegno. Ieri pomeriggio, per esempio, nella sala del Castello, si è tenuto un incontro dal titolo (riuscitissimo pure questo) “People: oltre i numeri, i paesi sono delle persone”. Perché se è vero che, in Italia, i Comuni con meno di 5mila abitanti sono 5.521 (quasi il 70% del totale), e se è altrettanto vero che ci vive il 16,4% della popolazione (oltre 9,6 milioni di persone), tocca anche registrare che, tra il 2011 e il 2025, ben 2.341 municipi hanno perso almeno il 10% dei residenti, e 487 ne hanno sforbiciati più di venti su cento (in circa 1.800 hanno chiuso l’anno con il saldo demografico in rosso per la decima volta consecutiva). Non è un fenomeno, è un’emorragia. Contro cui, a Celle, hanno provato a metterci una pezza. Nel modo più convenzionale dell’era telematica (cioè usando le piattaforme social) ma anche in quello meno battuto. Bene così.




