Prima i video già pubblicati, poi le foto mai diffuse e, infine, addirittura le parole che ancora non ha detto. Il Tribunale di Napoli ha condannato e ordinato ad Antonietta De Nicola, nonna di tre bambini che non vede più, di cancellare da Facebook, Instagram e TikTok i post riferibili alle figlie, ai nipoti e a una causa familiare ancora in corso. Ma non solo. L’ordinanza, firmata agli inizi di settembre dal giudice Ivana Sassi a seguito di una velocissima procedura risolta in circa 20 giorni, le vieta finanche di pubblicare “ulteriori e analoghi contenuti multimediali”. Una inibizione che proietta in un insondabile futuro atteggiamenti e condotte che non si sono ancora verificati e che vengono, in ogni caso, preventivamente già definiti illegittimi. Giustizia predittiva.
Se non rimuoverà il materiale, nonna Antonietta dovrà pure pagare 100 euro per ogni giorno di ritardo e per ciascuna futura violazione. A queste somme si aggiungono complessivamente circa 7.500 euro di spese legali per gli avvocati delle figlie, passate subito all’incasso. Una vera e propria mazzata, una doccia gelata per la nonna che chiedeva giustizia per i nipoti e che deve pagare care le scelte delle figlie. Un provvedimento particolarmente raro e severo che, nelle parole della difesa, affidata agli avvocati Angelo Pisani e Antonella Esposito, assume quasi i contorni di una sorta di “punizione”, di una “ingiustizia di fronte alla verità dei fatti” e di una “censura generalizzata”.
In particolare, l'avvocato Pisani annuncia reclamo e come richiesto dalla nonna ricorrerà in tutte le sedi competenti fino ad arrivare alla Corte Europea dei diritti dell’uomo: “Speriamo nella giustizia”, spiega a “Libero”, “ma restiamo increduli: la buona fede e l'amore della nonna, pronta a tutto per i nipoti, anche ad accettare la proposta del giudice a suo carico, senza aver mai violato alcuna norma, non sono stati valutati ma anzi puniti senza se e senza ma”.
Il legale aggiunge: “Al momento ubbidiamo all’ordine ma rispettare la Giustizia, come la Costituzione, significa anche far valere buon senso, valori ed equilibrio ed anche poter difendersi e chiedere, nelle sedi competenti, il riesame di un provvedimento ingiusto, punitivo e contraddittorio rispetto ai principi costituzionali” senza per questo mai venir meno a “valori e norme fondamentali come la libertà di espressione, il diritto di difesa, la libertà e dignità della persona e, naturalmente, la tutela della privacy e dei minori”.
Antonietta sostiene che i social fossero l’ultimo filo con i piccoli: “Salutavo ogni giorno i miei nipotini augurandogli buona scuola, talvolta replicavo e commentavo le dichiarazioni e le ingiustizie che ricevevo”, sottolinea, “senza mai fare nomi o dare riferimenti specifici”. “Non ho mai pubblicato loro foto né offeso o messo in pericolo nessuno, l’unica ferita e delegittimata come mamma e come nonna sono io, e non avevo chiesto il risarcimento danni alle mie figlie”. “Non posso neanche parlare della vicenda giudiziaria e non voglio violare la legge. Il mio dolore di nonna è diventato un pericolo tanto da zittirmi in varie occasioni e infine in tribunale, anche se la punizione più grande è stata togliere la loro nonna ai nipoti e i nipoti alla nonna senza alcun valido motivo”.
Le figlie sostengono che i rapporti siano compromessi da anni e che dall'aprile 2025 i video siano diventati quasi quotidiani, divulgando dati personali, informazioni mediche, relazioni, attività commerciali e perfino la scuola dei bambini. Dopo due diffide, hanno chiesto l’intervento del giudice e subito ottenuto la condanna in pochi giorni. Antonietta nega di aver condotto una campagna: “Ho scoperto per caso una lettera aperta di mia figlia, piena di bugie diffamatorie e non potendo parlare con loro mi sono limitata a replicare via social punto per punto ma senza fare nomi”. E giura: “Non ho mai detto gli indirizzi di residenza, mai fatto riferimento alla scuola o all'identità dei bambini, mai diffuso foto. Ho solo subito falsità e cattiverie. Mi sono limitata a condividere l'amore per i miei nipotini che, un giorno, capiranno: tutto il mio dolore rimarrà scritto”.
Nel dicembre 2025 la nonna aveva già promosso davanti al Tribunale per i minorenni una causa per poter riabbracciare e tutelare i diritti e i rapporti con i nipoti. Il procedimento è ancora aperto e verte anche sulle medesime domande delle figlie contro la mamma/nonna: e così, mentre un giudice dovrà decidere se potrà continuare a frequentarli, un'altra toga le ha vietato di rivolgere loro addirittura un saluto tramite social o di esprimere il suo stato d’animo, nonostante l’impegno anche scritto di Antonietta a non violare la privacy di nessuno. Il 25 agosto era sembrato possibile un accordo. Le figlie avevano accettato la cancellazione dei contenuti privati e la compensazione delle spese. Antonietta ha dichiarato di esser comunque disposta ad accettare. Ma il Tribunale ha considerato la chiara risposta della nonna una mancata adesione e sei giorni dopo ha emesso l’ordinanza.
L'avvocato Pisani assicura che sarà rispettata, pur contestandone l’ampiezza: “La mia assistita seguirà quanto disposto e spera ancora nella Giustizia a tutela di tutti i diritti. Restano però la nostra incredulità e la convinzione che”, aggiunge, “tutelare la presunta privacy non debba mai trasformarsi in una censura generalizzata: una persona deve poter esprimere correttamente il proprio pensiero e stato d’animo, raccontare il proprio dolore e manifestare i propri sentimenti, naturalmente senza ledere i diritti altrui, come tra l’altro aveva dichiarato la sfortunata nonna, che al momento preferisce non raccontare altro”.




