L'imputato per l'assassinio del capotreno 34enne Alessandro Ambrosio a Bologna, il 36enne Marin Jelenic, era perfettamente in grado di intendere e di volere al momento dell'uccisione, così come adesso è in grado di stare in giudizio. Lo rivela la perizia disposta dalla Corte di assise di Bologna e firmata dallo psichiatra Domenico Berardi. L'omicidio risale al 5 gennaio, quando la vittima venne accoltellata alle spalle. Il 36enne fu arrestato la sera dell'Epifania in stazione a Desenzano sul Garda.
Il pm gli contesta le aggravanti dei motivi abietti e di aver commesso il fatto vicino ad una stazione ferroviaria. Non è stato individuato invece il movente del delitto, che l'imputato nega di aver commesso. Dalla perizia, inoltre, emerge l'escalation di violenza nei mesi precedenti, dunque un'aggressività già presente e non dovuta a cause psicopatologiche. Tuttavia, vista la mancanza di risposte sul punto, a Jelenic non è stato possibile chiedere conto delle cause di questo aumento di violenza.
Capotreno ucciso, il dettaglio-choc rivelato dall'autopsia
È stata una sola coltellata, profonda e fatale, a uccidere il capotreno Alessandro Ambrosio. Lo confermano i prim...In ogni caso, al di là dell'abuso di alcol osservato anche in altri casi di violenza, non è stato trovato nulla che indichi una compromissione dello stato mentale. Jelenic, inoltre, è stato descritto come una persona che nel corso dei colloqui fa lunghe pause prima di rispondere, come se stesse calibrando le parole da usare; una persona distaccata emotivamente, non coinvolta dagli eventi, senza angoscia né rabbia o senso di colpa. La prossima udienza si terrà il 23 settembre.




