Dopo gli interrogatori del fine settimana, le indagini sul giallo di Pietracatella hanno registrato una nuova, improvvisa convocazione in questura a Campobasso. Gli investigatori della squadra mobile hanno chiamato l’infermiere, amico di famiglia dei Di Vita, che il 26 dicembre scorso aveva praticato delle flebo a casa di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne – madre e figlia – morte avvelenate con la ricina.L’uomo, già sentito più volte in passato, è arrivato negli uffici poco prima delle 16.
La sua convocazione segue quelle degli ultimi due giorni, che hanno riguardato due cugine di Gianni Di Vita, Laura e Loredana, e l’amica professoressa Monia, quest’ultima interrogata per quasi quattro ore.Nella precedente audizione l’infermiere aveva raccontato di aver trovato la 15enne in stato “delirante” e la madre Antonella quasi incapace di parlare. Aveva spiegato di essersi limitato a somministrare le flebo, sottolineando che le confezioni erano sigillate e che aveva operato davanti a testimoni, escludendo qualsiasi contaminazione.
Era stato chiamato proprio perché le due donne, dimesse quell’unico giorno dall’ospedale, stavano molto male e serviva tentare di reidratarle.La posizione della professoressa e delle due cugine resta quella di persone informate sui fatti. Le indagini proseguono per fare luce su un caso ancora avvolto da molti interrogativi.




