Il caso Garlasco torna a concentrarsi su una delle prove scientifiche che hanno avuto un peso importante nella vicenda giudiziaria di Alberto Stasi: il Dna trovato sui pedali della sua bicicletta. Dopo la chiusura delle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, la difesa dell’uomo condannato in via definitiva a 16 anni torna a chiedere chiarezza su alcune analisi effettuate nel 2007 e, secondo quanto emerso oggi, non confluite nel fascicolo processuale. “Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna”, ha dichiarato l’avvocata Giada Bocellari, sottolineando quello che, secondo la difesa, sarebbe un elemento centrale per valutare una possibile revisione della sentenza.
Il punto riguarda in particolare alcune analisi eseguite nel settembre del 2007 sul materiale prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi. Secondo la Procura di Pavia, dalle verifiche effettuate oggi sui dati di laboratorio è emerso che, dopo un primo risultato attribuito all’epoca a Chiara Poggi, il giorno successivo furono eseguite due ulteriori analisi sullo stesso campione, entrambe risultate negative. Questi risultati, secondo la ricostruzione della Procura, non risultavano depositati nel fascicolo relativo al procedimento a carico di Stasi.
È proprio su questo passaggio che si concentra ora l’attenzione della difesa. I legali sostengono che quelle contro-analisi, se confermate nel loro significato, potrebbero rappresentare un elemento nuovo da valutare nell’ambito di un’eventuale richiesta di revisione. La difesa ha inoltre chiesto che vengano accertate le responsabilità relative alla mancata presenza di quei risultati negli atti dell’epoca. Si tratta però di una posizione della difesa: l’eventuale rilevanza di questi elementi sulla condanna definitiva dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.




