Non ha neanche dovuto fare la voce grossa, pubblicare sui social le registrazioni del furto (ché poi son rogne: la gogna, la privacy): no, si è limitato a spiegare ai mascalzoni che gli sono entrati nel ristorante e lo hanno ripulito, che le sue telecamere avevano ripreso tutto e che lui sapeva benissimo di chi si trattava, poi ha dato un ultimatum (ventiquattr’ore per sistemare ogni cosa e “amici” come prima) e si è messo ad aspettare. I malviventi gli hanno restituito fino all’ultimo palmare.
È che alle volte il karma (non chiamiamola giustizia, men che meno vendetta) funziona: lo sa bene Giovanni Cutillo che, a Tezze sul Brenta, nel Bassanese, gestisce la pizzeria braceria Da Cuti e che, nel fine settimana scorso, se l’è ritrovata ripulita da un raid di delinquenti che gli hanno sottratto due palmari per gli ordini al tavolo, un iPad e i contanti del fondo cassa (pochi, per la verità, ma non è quello il punto).
Il punto è che Cutillo ha reagito. Si è messo al computer, ha aperto Facebook e ha lanciato il suo messaggio: «Desidero informarvi che le immagini della spaccata e dei volti sono chiarissime, vi do la possibilità di farci ritrovare i dispositivi e il maltolto in forma anonima o di riconsegnarmelo entro un giorno. Passato quel termine, tuttavia, le registrazioni integrali e le targhe verranno consegnate direttamente ai carabinieri».
E sarà che magari era stata una bravata, sarà che il bottino non valeva la candela, sarà pure che non ci sono più le manoleste di una volta, ma la mattina dopo, questo ristoratore veneto, si è ritrovato una borsa di stoffa davanti al cancello (si badi bene) di casa con dentro tutto quel che era stato trafugato al locale. Anzi, con anche un bigliettino d’accompagnamento. «Ringraziamo sentitamente per il “servizio consegne”», ha quindi ribattuto l’imprenditore.




