Sabato pomeriggio, stazione di Porta Nuova, Torino. Tra un treno in ritardo e l’aroma d’un espresso da tre euro, un manipolo di giovanotti, etichettati col termine maranza, fa irruzione nella libreria Feltrinelli. Scaraventano saggistica a terra, ribaltano scaffali, terrorizzano il decoro. Un happening situazionista involontario, nel quale l’unico libro effettivamente aperto è quello dei danni. L’osservatore medio potrebbe pensare sia uno sgradevole atto di teppismo. Stolti. Ignoriamo tutti la raffinatissima ermeneutica del progressismo nostrano, capace di distillare epifanie sociologiche pure dalle macerie d’un reparto di tascabili. Così, il vandalismo diventa un miracolo di transustanziazione laica: lo scaffale rovesciato come denuncia sociale, la devastazione come forma di linguaggio, il teppista come giovane Benjamin senza biblioteca. La cosa più comica di tutte è che a dipingere l’opera è la stessa direzione della Feltrinelli. Cioè i vandalizzati.
Intervistato dal Foglio, il responsabile della comunicazione del gruppo, Massimiliano Tarantino, ha espresso la posizione ufficiale: «I ragazzi sono entrati semplicemente perché erano inseguiti dalla Digos, terrorizzati dalla polizia... lo hanno fatto solo perché mossi dall’impeto». Capito? Non perché sono scalmanati, ma per attuare una manovra evasiva ad alto contenuto ormonale. E Tarantino rassicura sornione: «Non odiano noi (...) Avrebbero scassinato una banca americana o magari Mondadori! (...) Pensando tanto ai ragazzi che hanno buttato giù due scaffali, stiamo guardando il dito anziché la luna (...) Li hanno buttati giù. Ma chi se ne frega».
Torino, Feltrinelli sui maranza: "Ci hanno buttato giù due scaffali? E chi se ne frega"
"Ci hanno buttato giù due scaffali? E chi se ne frega": così, dalla Feltrinelli, hanno quasi giu...La menzione di Mondadori è un gioiello di involontaria sincerità ideologica: la devastazione avrebbe una sua rispettabilità editoriale, a seconda del brand. È la teoria del dito e della luna: il dito è la libreria devastata, la luna una non meglio precisata condizione congiunturale delle giovani generazioni. Che sollievo: le masse disperate non hanno sottratto nemmeno un premio Strega, prova regina per loro di innocenza culturale, per gli altri di ignoranza congenita. O, peggio, di disprezzo riservato persino ai libri gratis. Mica come le Nike e gli altri feticci del consumo, che meritano ben altra attenzione. il capitalismo terminale che incontra il suo proletariato ideale: quello che non legge Marx perché impegnato a requisire scarpe da duecento euro. Si compie così la metamorfosi finale del masochismo consolatorio: l’intellettuale progressista, aggredito dal soggetto sociale della propria incessante pedagogia, scambia l’evento per una conferma delle proprie teorie.




