Domani pomeriggio la Lega sarà in piazza a Milano. Tra i temi che più hanno alimentato polemiche in questi giorni i ci sono quelli legati al contrasto all’immigrazione e all’islamizzazione. Ne parliamo con Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretario della Lega.
Onorevole Sardone, domani lei sarà in piazza per...?
«Sarò in piazza come Patriota per ribadire la lotta all’immigrazione clandestina, contro l’islamizzazione e per rivedere le regole del green deal e chiedere la sospensione del patto di stabilità europeo».
Le polemiche più feroci sono state quelle sull’idea di remigrazione. Vi hanno dato dei fascisti e dei nazisti.
Lei che risponde?
«Che sabato non ci sarà nessun “remigration summit”, ma una manifestazione fatta di famiglie e di persone per bene, che ci chiedono di rimpatriare (questa la traduzione corretta del termine inglese remigration) gli immigrati irregolari e quelli che sono qui ma non vogliono integrarsi e delinquono».
La sinistra non la pensa così...
«Sa qual è il paradosso? Che la sinistra italiana è l’unica che non vuole i rimpatri. In Danimarca, Inghilterra, Germania e Austria - giusto per citare i principali Paesi in cui sono al governo -, stanno stringendo le maglie sull’accoglienza e sulla concessione della cittadinanza. Solo qui da noi il Pd e i suoi alleati vogliono accogliere tutti indiscriminatamente».
Lei è anche consigliere comunale a Milano, dove il Pd ha chiesto di vietare la manifestazione. Una cosa mai vista...
«È stata una cosa scandalosa. In Consiglio comunale invece di condannare le manifestazioni dei centri sociali che devastano la città, se la prendono con noi. Addirittura il sindaco Sala è andato al tavolo della sicurezza con questore e prefetto, non per parlare dei guai di Milano sulla sicurezza, ma per capire se era possibile vietarci di manifestare. E ovviamente non dicono nulla sulle contromanifestazioni dei loro amici antagonisti».
A proposito di questi, sono previsti tre cortei. Siete preoccupati?
«No, la nostra manifestazione sarà super sicura. I cortei dei centri sociali saranno ben distanti. Chi deciderà di venire in piazza non correrà alcun rischio. L’unica preoccupazione è per i possibili scontri con le forze dell’ordine nelle altre zone della città. Se succedesse è chiaro che la responsabilità morale sarebbe della sinistra che ha istigato gli antagonisti a scendere in piazza».
Da Milano darete un messaggio anche sulla questione sicurezza in chiave elettorale?
«Certamente. In città il 55% dei reati è commesso da immigrati. Come non si fa a capire che i temi sono direttamente correlati?».
Dicendo queste cose non ha paura di passare per razzista, come vorrebbe la sinistra?
«Ma quale razzismo. Guardi anche oggi mi ha scritto un’immigrata e mi ha chiesto di portare avanti quetse battaglie, perché le prime vittime di questa situazione sono proprio gli immigrati per bene, che vengono qui e vogliono non solo lavorare, ma anche integrarsi».
Poi c’è la questione dell’islamizzazione. Preoccupata?
«Assolutamente sì. Io vivo diversi giorni a settimana a Bruxelles e ci sono zone dove vige solo la legge della Sharia. Idem a Londra dove ci sono quartieri dove è impossibile acquistare un vestito all’occidentale. Solo veli, anche per bambine. Io non voglio che il mio Paese diventi così. A Milano ci sono già vie dove non si parla l’italiano e mercati dove l’unica senza velo sono io... Insomma, domani saremo in piazza per ribadire quello che siamo e parlare della difesa delle nostre radici».




