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Non solo verbali... Quei ghisa eroi che vegliano sulla città

Si fa un gran parlare di pericoli nelle strade. Ma se non offri gli strumenti adeguati a chi ti protegge non stai facendo un buon servizio alla città
di Simona Bertuzzimercoledì 24 giugno 2026
Non solo verbali... Quei ghisa eroi che vegliano sulla città

3' di lettura

«Non è solo una divisa. Non è solo una multa. Non è solo un verbale». Francesco Imprezzabile, l’agente morto su una strada di Peschiera Borromeo mentre inseguiva un ragazzo albanese che non si era fermato all’alt delle forze dell’ordine, riassumeva così la sua passione per il lavoro e il senso della sua missione. E in quelle due righe c’era tutto: l’orgoglio di servire lo Stato, il senso di appartenenza a un corpo nobile di Polizia, la gioia di proteggere la città dall’alba fino a notte fonda per un altruismo misto a coraggio e senso del dovere che gli venivano da lontano e lo facevano spiccare sugli altri. Come quando aiutava le vecchine a districarsi nel marasma metropolitano e loro gli stringevano la mano davanti al portone di casa commosse e grate di tanta solerzia. O quando mostrava sui suoi profili Facebook l’encomio del suo comando per un’operazione di polizia portata a termine egregiamente e onorevolmente. L’amore per la patria, per i colleghi conosciuti sul campo, per il comandante Mirabelli che aveva rivoluzionato il corpo della Municipale dando agli agenti nuovo senso e nuova linfa vitale, per la sua mamma e il suo papà che gli avevano insegnato l’impegno e l’onestà e lo abbracciavano teneramente nella foto che lo ritrae in piazza del Duomo subito dopo il giuramento.

Ieri la politica ha espresso il cordoglio bipartisan. Qualcuno nella Lega ha proposto l’Ambrogino d’oro. Il Pd si è accodato al coro come da copione. Ma si è guardato bene dal commentare la figuraccia che sta facendo a Milano sull’adozione del ta ser per la polizia municipale, con il sindaco e la città giustamente convinti che sia uno strumento indispensabile per chi rischia la vita tutti i giorni sulle strade, e le anime belle della maggioranza ostinate a rinviare, respingere, chiedere lumi, esigere corsi di aggiornamento e di comportamento per il corpo dei ghisa come se davvero il corpo dei ghisa non sapesse come agire con le minoranze marginalizzate.

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E poi scusate, la sicurezza. Si fa un gran parlare di pericoli nelle strade. Ma se non offri gli strumenti adeguati a chi ti protegge non stai facendo un buon servizio alla città. L’impressione è che nessuno, soprattutto a Milano, si sia ancora abituato all’idea che il ghisa non sia soltanto più quello delle palette alzate, dei fischietti, dei pattuglioni agli angoli delle strade per incastrare i velocisti della notte. Il ghisa alto e imperturbabile dei film di Totò che dritto come un fuso, sotto l’occhio compassionevole della Madonnina, dirigeva il traffico e diceva ai due bizzarri napoletani «Se gh’è... siamo a Milano qua». Il ghisa di oggi è un agente di polizia che presidia il territorio e rischia la vita da mattina a sera. Noi che scriviamo di cronaca raccontiamo tutti i giorni di arresti ed operazioni encomiabili. Nelle strade di periferia. Nei mezzanini del metrò. Nelle notti buie che nessuno guarda in faccia e che a Milano diventano in un attimo, e per due soldi, trappole di maranzini senza anima che vanno in giro a rubare e ad accoltellare. Onore e grazie ai ghisa dunque. Ma finché non ci renderemo conto del prezzo che pagano ogni giorno per questa città difficile e ingrata che non li vuole neppure dotare di uno strumento di prevenzione come il taser ogni encomio resterà lettera morta. «Non solo una multa-non solo una divisa-non solo un verbale»: ricordiamolo per Imprezzabile. E perché non sia stato vano il suo morire per noi a soli 39 anni.

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