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Bernardini De Pace, le confessioni: sesso in auto "e un consiglio alle donne..."

di Roberto Tortoragiovedì 23 aprile 2026
Bernardini De Pace, le confessioni: sesso in auto "e un consiglio alle donne..."

3' di lettura

Una voglia di vivere intensa e un sorriso sempre acceso per la regina del foro di Milano. Annamaria Bernardini de Pace, avvocatessa di 78 anni, esperta di diritto di famiglia e della persona. Opinionista tra le più apprezzate in tv, collabora con diverse testate giornalistiche. Candida Morvillo l’ha intervistata per il Corriere, scoprendo un amore segreto – Dino - che dura da vent’anni nella sua autobiografia Sentimenti e sentenze, uscita in libreria e allegata al settimanale Gente. Un uomo più giovane di lei di 10 anni, non si sa se sia legato ad un’altra donna o meno, ma la Bernardini de Pace non se ne cura: “Non mi interessa. Non chiedo, non controllo e soprattutto non possiedo. È un amore gratuito e gioioso senza problemi soprattutto. Mi ha avvicinata fuori dal tribunale. È potente la sua voglia di fare giustizia, che è la cosa che ci ha uniti fin da subito”. Nel suo libro decanta i suoi incontri passionali con Dino: “A 78 anni non può esserci passione?”. 

Nonostante sia una divorzista, nel lavoro il suo approccio ha l’amore al primo posto: “Io coi clienti cerco sempre di capire se il legame si può riallacciare. I colleghi si arrabbiano, dicono: ci perdiamo la parcella. Rispondo: io però ci guadagno in fiducia nell’amore. Sono un animo romantico, solo che sono stata costretta dalla vita a essere solida, pragmatica. Se ho una qualità è non restare mai in una situazione dolorosa più del tempo necessario a risolverla”. Altra passione, tal Carlo: “Ero a un matrimonio, dovevo andare via, ma pioveva. Ero magra, allora. Insomma, arriva uno sconosciuto alto uno e novanta e mi prende in braccio. Facciamo una corsa sotto la pioggia altamente erotica e mi ritrovo nella sua auto. Era la prima volta che lo facevo in macchina e avevo più di 50 anni. Lo racconto, perché mica devo vergognarmi: dovrei vergognarmi se mentissi, se rubassi”. Vivace la de Pace, nasce una storia con Carlo, che lei però molla quando torna Giovanni, che l’aveva tradita: “E rimpiango Carlo”. A sorpresa, però, l’avvocato consiglia una strategia precisa per le donne, scrivendo che avrebbe dovuto tenerli tutti e due: “È quello che consiglio a un sacco di donne: tenerli tutti e due. La mia tesi è che ci vuole una cooperativa di uomini per essere contente: quello che ti mantiene se non vuoi lavorare, quello che ti fa ridere, quello che fa sesso...”. 

Un capitolo doloroso, però, resta il suo divorzio: “Mi ero sposata giovane, avevo lasciato l’università e avuto due bambine, ma lui continuava a fare una vita da ragazzo. Avrei divorziato prima, ma non avevo soldi e non ne volevo da lui: non chiederei mai soldi a un uomo che sto rifiutando. Allora, mi sono laureata, ho iniziato a fare tesi per altri a diecimila lire l’una, poi ho fatto pratica da un avvocato, la mattina, mentre le bimbe erano a scuola. Quando nel 1984 sono riuscita a mettere da parte i soldi per un anno di affitto, mi sono separata. Ho avuto anni da fame: non andavo dal parrucchiere, non viaggiavo, ho anche venduto vestiti”. Poi, ecco il successo: “Merito di Indro Montanelli, scrivevo per lui sul Giornale e mi occupavo di diritto d’autore perché, da bambina, volevo diventare ballerina e mi era rimasta la passione per gli artisti. Un giorno, Montanelli mi fa: occuparti di artisti vuol dire guadagnare poco, perché loro credono di farti un piacere nell’accostare il loro nome al tuo; invece, devi fare diritto di famiglia perché, da quando Francesco Alberoni ha scritto Innamoramento e Amore, la gente pensa che, se non è felice, si deve separare. Mi disse che i divorzi sarebbero aumentati e io mi sarei arricchita. Aveva ragione. All’inizio, difendevo soprattutto le donne – racconta la Bernardini de Pace – e credo di aver contribuito a dare loro una parità giuridica nel divorzio. Oggi, difendo più uomini: le donne ormai sanno difendersi da sole, sono più furbe, prepotenti. Entrano nei telefoni e trovano cose con cui ricattano i mariti. A 12 anni ho imparato a non abbassare la testa davanti a un sopruso. Ero stata operata di appendicite e un anestesista mi mise le mani addosso. Urlai come una pazza. Dopo, ricordo i singhiozzi di vergogna, perché quello che senti è vergogna. Subito, però, la vergogna diventò bisogno di giustizia, feci la denuncia e ottenni una condanna”.