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Riccardo Bossi condannato: reddito di cittadinanza e maltrattamenti alla madre

di Daniela Mastromatteimercoledì 17 giugno 2026
Riccardo Bossi condannato: reddito di cittadinanza e maltrattamenti alla madre

2' di lettura

Ci sono storie che sembrano scritte da un romanziere satirico. Quella di Riccardo Bossi è una di queste. Il padre, Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord, ha costruito la propria fortuna politica denunciando assistenzialismo, sprechi pubblici e dipendenza dallo Stato. Ha riempito piazze, conquistato ministeri e cambiato la geografia politica italiana raccontando a milioni di elettori il valore del lavoro, dell’autonomia e della responsabilità individuale. E il figlio maggiore viene oggi condannato per avere percepito indebitamente il Reddito di cittadinanza. La Cassazione ha chiuso il caso dichiarando inammissibile il ricorso presentato da Bossi jr. Definitiva dunque la condanna a due anni e sei mesi per aver ottenuto circa 13mila euro tra il 2020 e il 2023 attraverso dichiarazioni ritenute false dai giudici. Secondo l’accusa, il beneficio era legato a un contratto di locazione che non esisteva più perché l’appartamento era già stato oggetto di sfratto per morosità. E ora dovrà versare 15mila euro come risarcimento del danno l’erede di uno dei leader più popolari della Seconda Repubblica, cresciuto all’ombra del Senatùr che si ritrova a fare i conti con sfratti, debiti e processi. Ma sarebbe un errore fermarsi qui.

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Perché il Reddito di cittadinanza non rappresenta un episodio isolato. Guardando la biografia giudiziaria di Riccardo Bossi emerge una sorprendente continuità. Negli anni è stato coinvolto in procedimenti per gioielli acquistati e non pagati. Moto d’acqua finite al centro di contestazioni. Conti lasciati in sospeso. Lavori domestici non saldati. Cene finite davanti ai giudici più che alla cassa. Una lunga sequenza di vicende che restituisce l’immagine di un uomo incapace di trovare un equilibrio stabile tra desideri e possibilità. E qui il racconto cambia tono. Perché arriva la seconda sentenza. Quella più difficile da leggere. La Corte d’Appello di Milano ha infatti confermato la condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre. Non una controversia economica. Non una questione amministrativa. Ma una vicenda familiare di quelle che pesano.

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Secondo l’accusa, le continue richieste di denaro avrebbero generato un clima di tensione e aggressività culminato in episodi che hanno portato la donna ad allontanarsi dalla propria casa. La madre lo ha perdonato. Come spesso fanno le madri. La giustizia no. E forse è proprio qui che la storia di Riccardo Bossi smette di essere la cronaca delle disavventure di un figlio famoso e diventa qualcosa di più. Diventa il racconto di un’eredità mancata. Perché non tutti i figli dei leader sono destinati a seguirne le orme. Ma raramente la distanza tra padre e figlio è stata così grande. Da una parte il Senatur che costruì un movimento capace di condizionare la politica italiana per decenni. Dall’altra Riccardo, che negli stessi anni accumulava processi, debiti e occasioni perdute. La politica c’entra fino a un certo punto.