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Mario Adinolfi, dalle primarie del Pd all'Isola dei famosi

L'ex deputato ha una carriera lunga e varia: dal giornalismo cattolico al Tg1, fino all'elezione con i dem. Ha fondato il Popolo della Famiglia
di Daniele Priorigiovedì 9 luglio 2026
Mario Adinolfi, dalle primarie del Pd all'Isola dei famosi

3' di lettura

La politica come specchietto per le allodole. Il moralismo come scudo dietro il quale nascondersi per convincere, in realtà, non così tanti elettori. Ma quelli sufficienti a rimanere sempre a galla su più fronti. Questo è Mario Adinolfi, tecnicamente un avventuriero, fino a ieri – considerando la catena di insuccessi collezionati – nemmeno così sfortunato. Ieri, se le gravi accuse mosse a suo carico saranno confermate, si sarà capito il perché. Coinvolto in una storia di truffe a sei zeri reiterate nel tempo che tra le vittime collezionava, secondo le indagini, proprio le persone psicologicamente più fragili. Come dire: beati gli ultimi, se i primi sono onesti. Tutto ciò in barba alla fede cattolica sbandierata e a quella Croce che, a metà degli anni ‘10 del 2000, era diventato anche il nome del quotidiano fondato da Marione e morto ben prima di qualsiasi possibile resurrezione.

A svelare, però, il volto da autentico jolly di Adinolfi, è l’altra grande passione, quella meno prevedibile: il poker. Un hobby nato quasi per gioco e diventato un’attività agonistica di alto livello. Tra il 2009 e il 2011 è stato tra i protagonisti del circuito internazionale, primo italiano a raggiungere un tavolo finale del World Poker Tour. Attitudine che, a ben vedere – specie considerando come tutto è precipitato oggi - è probabilmente il più fedele paradigma dell’esistenza di Adinolfi: fatta di scommesse, fiches e soprattutto bluff di un certo livello, sempre stando naturalmente al tono delle accuse. È lui stesso – sia pure con termini più lusinghieri – a confessarlo. Marione, infatti, ha più volte spiegato che il poker gli ha garantito guadagni importanti e gli ha insegnato a gestire il rischio, il sangue freddo e la capacità di leggere gli avversari. Qualità che, a suo dire, tornavano utili anche in politica.

Romano, 55 anni, laureato in Lettere alla Sapienza, Adinolfi con la sua presenza decisamente imponente, è da oltre trent’anni una presenza fissa, in un modo o nell’altro, nel dibattito pubblico italiano. Sempre dominato dal retrogusto cristiano molto à la page . Agli inizi della sua carriera da giornalista, decisamente democristiano. I primi passi, infatti, li ha mossi nelle testate cattoliche, da Avvenire a Il Popolo, fino a La Discussione, passando poi per Radio Vaticana, prima dell’approdo al Tg1, quindi alle tv e alle radio commerciali come autore e conduttore.

Politica e televisione sono state sicuramente le principali alleate della sua notorietà nazionale. Tra i promotori della nascita del Partito Democratico, nel 2007 si candida alle primarie d’esordio della formazione fondata da Walter Veltroni. Raccoglie (come al solito) pochi voti, ma continua a galleggiare. Entra nell’assemblea costituente Pd e nel 2012 approda alla Camera, subentrando nell’ultimo anno di legislatura.

La militanza nel primo partito del centrosinistra finisce, però, assieme all’esperienza parlamentare. Nel 2016 fonda il Popolo della Famiglia, trasformando in soggetto politico l’esperienza dei Family Day. La battaglia è sempre la stessa: opposizione alle istanze lgbt+, in particolare alle unioni civili, alla gestazione per altri, all’ideologia gender e difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Le polemiche diventano sempre di più il suo habitat naturale. Tanto che negli ultimi anni è arrivato a sposare addirittura posizioni negazioniste e no vax rispetto alla pandemia da Covid-19. Nel 2022 si torna alle urne.

Nuovo giro, nuova lista. Fonda Alternativa per l’Italia con Simone Di Stefano, ex-vicepresidente del movimento di estrema destra CasaPound, formazione contraria al Green Pass, critica verso la Nato e vicina a un’impostazione sovranista e familista. Tutto ciò nonostante la coerenza – oltre che in politica – neppure nella vita privata è stata il suo forte. Dopo un primo matrimonio conclusosi con il divorzio, nel 2013 si è risposato nella libertina e lassista Las Vegas, una scelta simbolicamente curiosa per uno dei principali alfieri del cattolicesimo militante italiano.

Oggi la sua parabola conosce il passaggio più difficile. L’inchiesta che lo ha portato agli arresti domiciliari per le accuse di truffa ed evasione fiscale segna una brusca cesura nella storia di un personaggio che ha sempre costruito la propria immagine sulla forza delle convinzioni e sulla volontà di sfidare il conformismo, sfidando da ultimo anche la sopravvivenza e il grande pubblico televisivo, mettendosi in gioco nell’ultima edizione de L’Isola dei Famosi. Un’operazione simpatia sicuramente più riuscita rispetto all’inchiesta pseudogiornalistica appena iniziata nei minimarket gestiti da bengalesi. Alla ricerca di truffe esotiche sicuramente meno geniali e ramificate di quelle delle quali ora è accusato lui. Tragicomica sintesi, dal finale non scontato, del serioso (ma mai troppo serio) adinolfismo militante.