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Sigfrido Ranucci fa il nome di "Corrado": la sua ipotesi choc sulla bomba

di Roberto Tortoragiovedì 9 luglio 2026
Sigfrido Ranucci fa il nome di "Corrado": la sua ipotesi choc sulla bomba

2' di lettura

Marco Mancini entra nel giallo dell’attentato a Sigfrido Ranucci. È lo stesso giornalista di Report a evocare il nome dell’ex-numero due del Sismi mentre cerca di ricostruire il possibile movente dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre scorso sotto casa sua. Ranucci non punta il dito contro Mancini, ma racconta di una pista che lo porta a interrogarsi sui possibili retroscena.

Il riferimento nasce da una frase contenuta nell’ordinanza relativa ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato: “… Non bisogna far arrivare a Corrado…”. Secondo Ranucci, “Corrado” sarebbe stato uno dei nomi utilizzati dal Sismi per identificare Mancini. Il giornalista collega il passaggio alla vicenda dell’incontro all’Autogrill tra Mancini e Matteo Renzi e alla puntata di Report che aveva mostrato il video dell’incontro, episodio dopo il quale i rapporti tra i due sarebbero precipitati.

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“Non so più cosa pensare. Sto di merda, non dormo”, dice Ranucci parlando della vicenda. Il giornalista si trova anche a fare i conti con l’ipotesi investigativa che indica Valter Lavitola come possibile mandante della bomba. Un nome che, per lui, ha un peso particolare: “Non un nemico, ma un amico vero”, racconta, ricordando che Lavitola era stato a casa sua e aveva mangiato con i suoi figli.

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“Mi sento anche tradito”, aggiunge Ranucci, spiegando di non riuscire a comprendere quale vantaggio avrebbe potuto ottenere Lavitola da un attentato contro di lui. “Io avrei bisogno di visibilità? Ho fatto 500 eventi, basta andare sui social”, dice, ricordando che i suoi impegni professionali erano già definiti. Il rapporto con Lavitola, secondo il racconto del conduttore di Report, era nato per motivi professionali, “sui Canadair, sulla famiglia Berlusconi”, e poi era diventato personale dal 2019. “È venuto a casa mia, ha mangiato coi miei figli due volte”. Ranucci ipotizza che Lavitola possa essere stato uno strumento di un piano più ampio per “far detonare la reputazione” di un nemico. La Procura, intanto, ha ricostruito una presunta filiera che vedrebbe Lavitola coinvolto nel reperimento di esplosivo ed esecutori. Resta anche il dubbio su come gli attentatori sapessero che quella sera Ranucci sarebbe rientrato a casa.

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