«Farò su di loro terribili vendette, castighi furiosi e sapranno che io sono L’Elevato (al posto dell’originario “il Signore”, ndr) quando eseguirò su di loro la mia vendetta». Ezechiele 25: 17, rivisitato. Paolo Becchi, professore di filosofia del diritto e fu ideologo del Movimento 5 Stelle, su X fotografa attraverso Pulp Fiction la situazione pentastellata. Ci mette anche un altro pizzico di cellulosa. «V come vendetta: il ritorno di Grillo». Del resto lui è tornato. Beppe prima ha annunciato che sarà al Pulp podcast di Fedez, lunedì 21 settembre, e poi su WhatsApp ha cambiato la sua immagine di profilo usando un logo rivisitato degli ex grillini. Ovvero il “ribattezzato” Movimento Zero Stelle, il dado contro Giuseppe Conte è tratto.
Becchi è la persona giusta per vedere nelle nubi sollevate da Beppe L’Elevato (come si autodefiniva scherzosamente ai tempi del Movimento). «Avevo già individuato che il M5S si sarebbe piegato verso una direzione vicina al Pd, una cosa insomma che Casalaggio non avrebbe mai accettato. Vidi con grande interesse, poi, l’esperienza del governo giallo-verde. Ma quello che nasce male è finito come conosciamo».
Professore, Grillo che intenzioni ha?
«È stato in silenzio, però si capiva che qualcosa avrebbe fatto. Prima il Movimento 5 Stelle scriveva la propria V grande, come il film V per vendetta. E quindi la vendetta prima o poi sarebbe arrivata».
Una rappresaglia?
«Grillo vuole riprendersi il simbolo, ma sarà un processo lungo. C’è una causa aperta. Quindi i tempi si sono allungati e così Beppe ha voluto intervenire comunque, vuole far capire che lui non molla. I primi segnali li abbiamo avuti a fine luglio con un articolo sul suo blog».
“Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse”, il “grido” di Grillo...
«Sembrava una sparata, ma in realtà c’era già da parte sua l’idea di vedere cosa si poteva fare, principalmente contro Conte. Vediamo cosa dirà da Fedez, ma non escludo che abbia intenzione di fare qualcosa a livello politico».
Una lista di disturbo contro l’ex premier?
«Grillo ha il suo blog, ma non ha più diffusione a livello territoriale. La raccolta firme, a mio avviso, sembra ostica. Quindi se non hai una struttura diffusa, diventa difficile. Di Battista, per dire con Schierarsi, contro il finanziamento pubblico ai giornali ha raccolto 350mila firme, non le 500mila che servono per il referendum. Ma questo vuol dire che avrebbe la capacità di avere le firme che servono per le elezioni».
Ma per Beppe?
«Difficile, però c’è un però. Io ho 70 anni e mi sento fulminato, ma Grillo che ne ha qualcuno in più di me mi sembra molto agguerrito. A Genova si dice regaggio, ringiovanito, risvegliato. A questo punto se si mette ad andare lui nelle piazze un pubblico ce l’ha ancora. Potrebbe fare campagna elettorale raccogliendo le firme».
Il regolamento di conti...
«In piazza l’ho visto, sono passati molti anni, ma è uno che se si impegna sa veramente dare. Lui ha le sue responsabilità, governo Draghi e tutto il resto, però quella che gli hanno fatto è una stronzata. Capisco benissimo le sue reazioni e la voglia, in qualche maniera, di fargliela pagare a Conte».
La vendetta, del resto, è un piatto che va servito freddo...
«Grillo l’ha preparata con calma. Il manifesto politico è lanciato, se recupera qualche deputato e dice “faccio come Vannacci”, può pescare nel gruppo misto. Secondo le nuove disposizioni servirebbero un deputato e un senatore. Poi si collega a una delle liste fasulle del ’22. Te ne scegli una e fai il giochetto di Vannacci. Così al posto delle 6mila firme a collegio, ne dovrà raccogliere 1500, 2mila. Può selezionare anche solo qualche collegio dove presentarsi».
Il professor Becchi ha ancora una considerazione.
«Queste sono le prove tecniche di Grillo. Proverà a fare male a Conte e dispone di diverse possibilità. Giuseppe ha fatto i conti senza l’oste».




