Se ci sia stata la corruzione oppure no di coloro che in aula hanno testimoniato a suo favore e per la quale rischia altri dieci anni, saranno i vari gradi di giudizio a stabilirlo. Ammesso e, probabilmente concesso, che Silvio Berlusconi venga mandato a processo per il cosiddetto Ruby ter. Ogni volta in cui la Procura di Milano lo ha iscritto nel registro degli indagati, del resto, un giudice lo ha puntualmente rinviato a giudizio. E anche stavolta è presumibile che l’epilogo non sia diverso. Anche se al momento, il Cavaliere decaduto da senatore, risulta iscritto nel registro degli indagati, insieme con i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, e altri 42 fra politici, giornalisti, poliziotti e ragazze definite prostitute dal Tribunale di Milano. Due diverse sezioni: la quarta e la quinta penale hanno rispettivamente condannato (il 24 giugno e il 19 luglio 2013) Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile e poi Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora per favoreggiamento della prostituzione. Proprio nell’ambito di questa seconda pronuncia: ossia del Ruby bis, i giudici (nel condannare) avevano contestualmente chiesto alla Procura di accertare se Silvio Berlusconi e suoi avvocati avessero corrotto i testi convocati in aula. E se questi si fossero lasciati corrompere. Da qui, per usare le parole del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, «l’atto dovuto» di iscrivere tutti e 45 nel registro degli indagati. Così sul capo dell’ex premier grava il macigno di un altro processo. Con la conta degli anni di carcere da scontare che si allunga e diventa sempre più inquietante. Tutto questo ancora prima che il Tribunale di Sorveglianza decida di accogliere o respingere la richiesta di affidamento ai servizi sociali, conseguente alla condanna pronunciata dalla Cassazione lo scorso primo agosto per i diritti tv Mediaset. A guardare l’orizzonte giudiziario di Silvio Berlusconi, si vede tempesta. E anche se i suoi avvocati, a cominciare dal professore Franco Coppi che lo ha difeso nell’ultimo grado per Mediaset, «è irrealistico che il presidente possa finire in prigione», diventa molto più di una ipotesi che gli anni da scontare lievitino a dismisura. E arrivino a 32. Procedimenti in corso alla mano, proviamo a fare due conti. A primavera, davanti alla corte d’Appello di Milano, si aprirà in secondo grado il processo Ruby uno. Col Cavaliere (unico imputato) già condannato a 7 anni per concussione per costrizione e prostituzione minorile. Con la Cassazione che potrebbe arrivare già entro fine anno. La Suprema corte, per le sue determinazioni, salvo colpi di scena, dovrebbe infatti impiegare una unica udienza. Nella peggiore delle ipotesi e cioè quella della conferma della sentenza di primo grado, l’ex capo del Governo si troverebbe a dover espiare (stavolta in detenzione domiciliare), una pena complessiva di 11 anni: ai sette anni si aggiungerebbero - a meno di una revisione - i quattro, e non più uno, inflitti per la frode fiscale dei diritti tv Mediaset. Questo perché la seconda condanna, passata in giudicato cancella i tre anni al momento condonati dall’indulto. I reati contestati per serate di Arcore, secondo le contestazioni, sono stati commessi nel 2010 e la legge 241 del 31 luglio 2006 prevede che «il beneficio dell’indulto venga revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della norma stessa, un delitto non colposo per il quale si riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni». Dunque, il calcolo porterebbe all’ipotesi di un cumulo pena di 11 anni. Il che comporta, qualora il 30 aprile prossimo venisse concesso, la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali di un anno per la vicenda della compravendita dei diritti tv e il ricalcolo sui 4 anni definitivi, scalando i mesi già espiati. E se così fosse, tra la fine del 2014 e la prima metà del 2015, Silvio Berlusconi potrebbe dover scontare oltre 10 anni, verosimilmente in detenzione domiciliare dato che il prossimo 29 settembre compirà 78 anni. Ci sono poi i procedimenti aperti a Napoli e a Bari. L’11 febbraio, davanti ai magistrati campani, ci sarà la prima udienza per il caso Sergio De Gregorio e la presunta compravendita di senatori. Secondo l'accusa Berlusconi, nel 2006, avrebbe corrotto, con 3 milioni di euro, l'ex senatore dell’Idv per favorire il suo passaggio nelle fila del Pdl. Corruzione e finanziamento illecito, i reati contestati. Silvio Berlusconi rischia dai 2 ai 5 anni di reclusione. I pm baresi gli contestano invece di avere indotto l’imprenditore pugliese, Giampaolo Tarantini, a tacere o a mentire davanti all’autorità giudiziaria (in cambio di denaro e favori), sulla storia delle escort accompagnate a palazzo Grazioli nel 2009. Articolo 377 bis codice penale: punito con la reclusione da due a sei anni. Per questo nuovo «atto dovuto», ossia l’iscrizione per corruzione in atti giudiziari nel Ruby ter, Silvio Berlusconi (se processato e condannato) rischia fino a dieci anni. A metterlo nei guai potrebbe essere la ex Cirielli, la legge voluta e approvata nel 2005 proprio dal suo governo nella vicenda della presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills. Questa norma “bifronte”, da un lato impone il taglio dei tempi di prescrizione per gli incensurati, dall’altro cancella i benefici per i recidivi. E il Cavaliere, già condannato per Mediaset, rischia gli altri 10 anni. Che in totale farebbero 32. Eleonora Mori




