L’effetto referendum non c’è stato. E quella che doveva essere la sorpresa di queste elezioni amministrative, l’ultimo test prima di quello delle Politiche, la vittoria che avrebbe proiettato il centrosinistra verso la finale del campionato, si è trasformato in una inaspettata battuta d’arresto. Nessuno si aspettava una vittoria del primo turno del centrodestra a Venezia. Si dava per scontato il ballottaggio, ma soprattutto per la presenza di tanti candidati. Ma la scommessa era di vincere. Non a caso tutti i leader del centrosinistra erano stati a Venezia, mettendoci la faccia. Non a caso Elly Schlein è venuta più volte in Laguna. Durante la campagna del referendum e di nuovo in queste settimane. Ci credeva. Come ci credevano Giuseppe Conte e gli altri leader del campo largo, anche loro generosi nella presenza in Laguna.
L’inchiesta che aveva colpito il sindaco uscente del centrodestra, gli ottimi risultati riscossi in occasione del referendum, la tradizione di centrosinistra che per tanti anni ha caratterizzato il capoluogo del Veneto sembravano indizi concordanti. E invece prima con gli exit poll, poi con le prime proiezioni, infine con i voti reali, la delusione ha preso corpo in tutta la sua fastidiosa concretezza. «Il risultato nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche», si consola la segretaria.
Ma non c’è solo Venezia. Il campo largo perde anche nell’altra sfida più importante di questo turno, Reggio Calabria, dove governava, anche se qui il risultato era più atteso, quindi fa meno male. Certo, in altri posti è andata meglio. Il centrosinistra conquista Pistoia, ritorna a Prato, Arezzo va al ballottaggio. Conferma Mantova, Imola, Enna. Ma a parte Pistoia, sono conferme. E persino alcune vittorie, come quella di Vincenzo De Luca a Salerno, non migliorano affatto l’umore al Nazareno, anzi, essendo l’affermazione di tutto quello che Schlein ha provato (non riuscendo) a combattere. Anche a Chieti Giovanni Legnini manca di un soffio la vittoria al primo turno, mentre potrebbe farcela ad incassare subito la vittoria, ad Avellino, Nello Pizza. Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione del Pd, è l’uomo dei conti e dei momenti difficili, come questo. Ammette che «ci sono diversi elementi positivi, poi certo ci sono anche alcuni risultati che non ci lasciano del tutto soddisfatti». Invita a «fare i conti alla fine», è un voto locale, minimizza gli effetti nazionali: «Noi continuiamo, come abbiamo sempre detto, a ritenere che la partita per le Politiche del prossimo anno è aperta». Ma, inutile girarci intorno, è stato un giorno difficilissimo per il Pd. Questi risultati demoliscono la lettura politica della vittoria del referendum, frettolosamente letta come il preludio di un percorso in discesa, come se il No rappresentasse un popolo pronto a votare per il centrosinistra. E Venezia aveva rappresentato perfettamente questa illusione: qui al referendum sulla giustizia i no erano arrivati al 55%, un risultato che aveva lasciato immaginare che il vento, che per dieci anni ha soffiato nelle vele del centrodestra, stesse girando. Non è stato così.
Comunali, Venezia al centrodestra al primo turno: clamoroso exploit, la telefonata in diretta di Meloni a Venturini. Boom anche a Reggio Calabria. Tutti i risultati
Elezioni comunali. E il verdetto delle urne spezza i sogni della sinistra: il tanto invocato "effetto-referendum&qu...Evidentemente, in quel no, non c’era una scelta politica nazionale. La delusione si fa ancora più evidente tra gli alleati del Pd. I Cinquestelle parlano di «risultati in chiaroscuro», la renziana Maria Elena Boschi parla di «una realtà molto articolata». Avs sottolinea i buoni risultati in Toscana: «I progressisti, la sinistra e gli ecologisti tornano al governo di Pistoia. Bene la vittoria al primo turno di Matteo Biffoni a Prato, di Michelangelo Betti a Cascina, di David Ermini a Figline-Incisa Valdarno e di Damiano Sforzi a Sesto Fiorenti no». A sera al Nazareno si invita comunque alla prudenza: «Aspettiamo, dovremo fare i conti alla fine», diceva Taruffi, «perché credo che prima di dichiarare vittoria odi fare proiezioni nazionali di un voto che comunque rimane locale, aspettiamo di vedere i risultati dei 18 Comuni: il centrodestra ne governava cinque, il centrosinistra otto, vediamo alla fine quali saranno i risultati». A microfoni spenti, però, sono in tanti ad ammettere che qualcosa non è stato capito e che il risultato del referendum sulla giustizia era evidentemente più complesso di come è stato interpretato. «Il messaggio di Schlein fa ancora fatica a passare», ammette un dirigente dem.




