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Silvestri, il deputato M5s anti-casta vive di politica da 20 anni. E si genuflette a Conte

di Pietro Senaldivenerdì 12 giugno 2026
Silvestri, il deputato M5s anti-casta vive di politica da 20 anni. E si genuflette a Conte

4' di lettura

Ma certo che crediamo all’onorevole (?) Francesco Silvestri, quando giura di non aver avuto alcun intento sessista nel dire nel corso del suo intervento alla Camera che Giorgia Meloni «si è messa le ginocchiere per stare più comoda davanti a Donald Trump e Bibi Netanyahu». La malizia, come spiega senza fare retromarcia il parolaio pentastellato, è negli occhi di chi guarda.

E siccome lui si vanta di averli puri, come tutti quelli dei grillini d’altronde, non si arrabbierà se raccontiamo la sua parabola di incendiario di Beppe Grillo finito a fare il pompiere a cui non servono ginocchiere; qualche anno fa per salvare il suo scranno in Parlamento, oggi per entrare tra i graziati ai quali Giuseppe Conte concederà la deroga del terzo mandato. Un 20-25% dai quali al momento è fuori perfino Chiara Appendino, da stella del Movimento a dannata, per aver osato mettersi un po’ di traverso all’amato leader. La condanna penale per i fatti di Piazza San Carlo, durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, sarà la scusa per farla fuori.

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LA RIELEZIONE
A Silvestri non accadrà, ci si può scommettere. È un anticasta che vive di politica da vent’anni, più o meno da quando vive di qualcosa. Lui è furbo come una faina, specie quando riesce a mordersi la lingua, o a usarla per blandire capi, caporali e caporalesse, anziché per insultare la maggioranza di governo. La sua stessa rielezione, nel 2022, è un capolavoro di opportunismo e servilismo. Nel Movimento fin dagli inizi, l’allora giovane Francesco era tra i più scalmanati nei meet up. Seguiva la dottrina del Vaffa come fosse il vangelo, e forse ai tempi ci credeva pure. Questo però non l’ha aiutato a emergere subito. C’era chi era più bravo o più mediatico di lui, come Luigi Di Maio o Alessandro Di Battista, o perfino Danilo Toninelli e Barbara Lezzi; quindi alla prima infornata si dovette accontentare di ruoli di seconda fila, tipo responsabile della comunicazione di M5S a Roma o portaborse del senatore Giovanni Endrizzi (chi era costui?).

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FURBIZIA FELINA
Dove non lo hanno portato le piazze, lo hanno portato però i corridoi. Paradosso per un grillino, a pensarci; ma quando ci sono le cinque stelle in giro, meglio non pensare troppo. Tra i meandri dei palazzi, quando si tratta di organizzare e politicare, sgusciare tra gli onorevoli e lusingarli, il perito tecnico commerciale di Frascati, che non ha avuto il tempo neppure di laurearsi in Scienze Politiche, si muove da dio. In questi contesti, il gatto Silvestri di M5S ha furbizia e cinismo felini; oltre a una fortuna sfacciata. Quando i 250 topini grillini seguirono nel fosso il pifferaio Di Maio, Silvestri esitò e questo lo salvò. Si offrì a Conte per fare il capogruppo, sperando che l’avvocato l’avrebbe poi premiato nel nuovo partito che stava per fare. Poi Mario Draghi cadde, Grillo si suicidò e Giuseppi si trovò con un partito semi-svuotato. Il nostro eroe fu tra i primi a offrirsi, passando attraverso le forche caudine di Paola Taverna, plenipotenziaria e donna di fiducia del capo, soprattutto nel Lazio, anche se pure lei contiana di ritorno.

A un anno dalle elezioni, riparte la giostra. Stavolta Silvestri dovrebbe essere ben messo, ma ungere non guasta mai. Anche se in fondo è un bravo diavolo a cui si legge in faccia che non vede l’ora di andare in pizzeria, in Aula o in televisione - e uno dei suoi drammi è che non sa cogliere la differenza tra i contesti, rivolgendosi al premier come si rivolgerebbe a un suo compagno di calcetto dopo la terza birra- l’onorevole non fa che ripetere come un mantra le comande dell’avvocato. Siccome però al posto della pochette e del capello impomatato indossa completi dell’Upim e una zazzera oleosa, spesso il gioco gli viene male. Perché o credi alle cavolate che spari e hai il physique du role di un Di Battista, oppure più alzi i toni più risulta evidente chi sei: una palamita che, chiusa nella scatoletta del Parlamento, si crede un tonno e fa di tutto per restarci.

Se la Camera non fosse un’assise di nominati, c’è qualcuno in Italia che affiderebbe a quest’uomo dieci euro sperando non li butti nel water osi farebbe rappresentare da lui non in un consesso di diplomatici ma almeno in una seduta condominiale? Per farla breve, quella di Francesco da Frascati, il poverello che ha dato in prestito il cervello al Movimento e si è scordato di reclamarlo indietro, non è solo una storia personale. Lui è l’icona dell’attivista anti-sistema che si fa sistema. A sua difesa, non è il solo nel partito e nel campo largo. Politicamente parlando, Meloni in ginocchio è comunque cinque spanne più alta di Silvestri in piedi; ammesso che qualcuno l’abbia mai visto in posizione eretta.

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