Vola fango, ma gli stivali di Soumahoro – illustre predecessore in Avs – non c’entrano. La Salis non vuole pagare e attacca i suoi ex collaboratori. Secondo il tribunale del Lavoro gli deve 300mila euro, 153mila a Francois Gelmetti e 147mila 900 a Valentina Dadda, licenziati illegittimamente. L’euro-prodigio di Avs ribatte che non intende dargli un centesimo, che i giudici hanno sbagliato, e passa al contrattacco. In un video-social più tagliato della foresta amazzonica e che per scelta di colori e gestualità ricorda quello di Aboubakar – però almeno l’ivoriano non leggeva – l’esponente della Bonelli&Fratoianni dice che la sua decisione non ha lasciato i collaboratori «privi di mezzi di sostentamento» e – sottolinea – «fidatevi, non è proprio il caso vista la loro attuale attività lavorativa».
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Pare che Gelmetti aiuti Dadda, lo hanno riferito a Libero alcuni conoscenti, nella gestione di una villa che il padre della ragazza affitterebbe a Venezia, vicino al ponte di Rialto: «Una figata di posto, quattro camere da letto, quattro bagni, due mega salotti». Però non c’entra con l’eventuale licenziamento illegittimo (la sentenza è di primo grado): un lavoratore ricco, ammesso che lo sia, non ha gli stessi diritti di un lavoratore povero? Oddio, pensando alla patrimoniale agognata dalla sinistra... Comunque anche la Salis, santa patrona delle case altrui, sta bene di famiglia: il padre dispone di una villetta di 9 vani a Castiadas (Cagliari); ha un’altra comproprietà di 8 vani e mezzo sempre in Sardegna, a Monserrato; a Cagliari è comproprietario di un magazzino. Eppure la figlia è stata condannata per invasione di edifici e predica l’occupazione di appartamenti sfitti.
Silvia Salis e le tasse, rapina-Tari: +5,7%, cosa significa la sinistra al comando
«A nessuno piace aumentare le tasse», ha detto il sindaco di Genova Silvia Salis. Certo è che alla si...Il padre di Ilaria dispone pure di una casa di 8 vani a Monza (dove Ilaria risiede da qualche settimana) ed è proprietario con la figlia di un ulteriore appartamento di 2 vani e mezzo. La quota di comproprietà di Ilaria, in caso di condanna definitiva e incapacità di corrispondere i 300mila euro, potrebbe essere pignorata. Sarebbe l’extrema ratio. Prima, in base al regolamento del parlamento Ue, scatterebbe il pignoramento del 33% dello stipendio, circa 6mila euro al mese: il segretario generale dell’europarlamento dovrebbe prima ascoltare l’interessata, tenere conto della soglia di povertà stabilità da Eurostat per lo Stato di residenza dell’onorevole (ci pare comunque sopra) e garantire che la stessa possa continuare a esercitare il mandato. I due assistenti locali sono stati cacciati a febbraio 2025, sette mesi dopo la proclamazione della Salis la quale gli imputa una serie di mancanze. Riecco il video: «I diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono una cosa molto seria (...) Ai diffamatori ricordo che non ci sarà tolleranza.
Sono stata condannata per un motivo semplice: non ero presente in aula e non per mia scelta. Spetta al datore di lavoro dimostrare la giusta causa» – esatto – «però non ho potuto farlo perché ero incolpevolmente assente. Quando sono stata informata della condanna, mesi dopo, ho fatto ricorso. Nel frattempo la Corte d’Appello ha sospeso l’efficacia esecutiva della sentenza. Non ero stata informata, non sapevo che fosse stato avviato il procedimento. In questi processi», va avanti, «è la controparte che deve attivarsi per notificare gli atti, cosa che non è avvenuta. Hanno deciso di farmi notificare l’atto alla mia residenza in Italia e la notifica non mi è mai arrivata. Invece di inviarmi una pec o contattarmi ai miei recapiti istituzionali che avevano usato più volte per comunicare (non aveva detto che era all’oscuro di tutto? ndr) hanno deciso di usare la procedura per gli irreperibili. Non è assurdo che un personaggio pubblico venga considerato irreperibile?». È andata che l’ufficiale giudiziario non l’ha trovata due volte all’indirizzo di residenza, dove non c’era neanche l’etichetta sul campanello. Dopo il cambio di residenza (da Milano a Monza) ha potuto notificare l’atto.
Ilaria Salis, "a chi mi diffama rispondo così": le prime parole dopo la condanna
"I diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono una cosa molto seria": inizia così il video registra...TRADIMENTO
Torna all’attacco: «Interrompere il rapporto è stato giusto. Avevano seguito la mia situazione quand’ero in carcere in Ungheria. Credevo lo facessero senza secondi fini ma col passare dei mesi ho avuto la sensazione che quel rapporto venisse fatto sempre più spesso pesare per influenzare le mie decisioni. Si aggiungevano gravi inadempienze sul lavoro (...) per questo ho scelto una soluzione concordata: mi hanno risposto che o continuavamo o finivamo in tribunale. Mi hanno anche detto che mi avrebbero rovinato l’immagine pubblica sui giornali». Ci pare impossibile.




