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Elly Schlein "in ostaggio dentro il Pd": chi può farle perdere le elezioni (e perché)

di Elisa Calessidomenica 26 luglio 2026
Elly Schlein "in ostaggio dentro il Pd": chi può farle perdere le elezioni (e perché)

3' di lettura

Se al Senato venissero introdotte le preferenze nella nuova legge elettorale, secondo quanto Giorgia Meloni sembra decisa a fare, sarebbe un problema soprattutto a sinistra. Non a caso da alcuni giorni, ai piani alti dei partiti del campo largo, si è accesa la spia rossa. Sono stati contattati vari esperti elettorali, chiedendo simulazioni.  ’esito, però, è univoco. Sarebbe un problema. Un bel problema. E da vari punti di vista.

Spiega a Libero Salvatore Vassallo, politologo e direttore dell’Istituto Cattaneo, una delle più autorevoli istituzioni in fatto di analisi del voto: «Se venissero introdotte le preferenze, si produrrebbero tre cambiamenti: nella competizione tra i leader, tra partiti della stessa coalizione e tra candidati dello stesso partito». Scatterebbe una rivalità triplice: tra leader, ma anche tra partiti, in quanto gli spostamenti accadono quasi sempre tra partiti dello stesso schieramento, e tra candidati, in quanto le preferenze innescano una competizione tra chi è nella stessa lista.

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DIFFICOLTÀ

I punti di vista da cui analizzare questo cambiamento e i suoi possibili effetti, dice Vassallo, sono due. Una prospettiva dall’alto (dal punto di vista dei vertici dei partiti), una dal basso (dal punto di vista dei candidati in lista). «Se si guarda dall’alto, i Cinquestelle e il Pd sono i partiti più in difficoltà. Fratelli d’Italia, infatti, ha un gruppo dirigente coeso, identificato con Giorgia Meloni, ma nello stesso tempo radicato: i colonnelli di Meloni hanno un proprio insediamento territoriale». Per questo, spiega, non temono le preferenze. Ben diverso è il caso del Pd: «Elly Schlein vuole cambiare la classe dirigente del Pd, mentre chi può prendere preferenze sono amministratori locali, consiglieri comunali o regionali che sono lontani per linea politica da lei». I più radicati nel territorio, come si è visto alle ultime elezioni europee, sono gli esponenti della minoranza, i riformisti, oltre che i “cacicchi”, quelli che Schlein aveva promesso di estirpare.

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Ma il problema ce l’ha anche Giuseppe Conte, se non di più. «Con le preferenze», continua Vassallo, «Conte rischia di trovarsi con figure non controllabili, come è accaduto con le parlamentarie». Soprattutto al Sud, potrebbero entrare in Parlamento persone lontane dal Movimento ma che, grazie alla capacità di mobilitare voti personali, sfruttano l’occasione. Semplificando, la scelta dei candidati non sarebbe più nelle mani dei leader o dei loro referenti, ma sarebbe affidata a persone che potrebbero imporsi in modo autonomo. D’altra parte, i leader avrebbero bisogno di candidati capaci di prendere le preferenze, quindi difficilmente potrebbero rifiutare candidati di questo tipo.

Poi c’è la prospettiva dal basso, dal punto di vista dei candidati. Spiega Vassallo: «Chi sono i tipi di candidati che possono spostare voti da uno schieramento all’altro o che riescono a conquistare elettori non identificati con i partiti? Sono principalmente al Sud e non sono figure particolarmente legate ai partiti».

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TRAVASI DI VOTI

Il caso più esemplare, dice Vassallo, è la Calabria, «dove c’è un sistematico divario tra Elezioni regionali e politiche. Alle Regionali, negli ultimi decenni, c’è sempre stato un esito a favore del centrodestra, tranne in un caso. Ma se si guarda ai risultati delle Europee, si vede che il risultato è molto diverso».

Quando non ci sono le preferenze, l’esito è diverso. «Vuol dire che c’è un certo numero di candidati che, alle Regionali, scommette sul candidato del centrodestra e porta un pacchetto di voti personali. Questi tipi di candidati sono più vicini al centrodestra. I candidati dei Cinquestelle non spostano voti. Mentre nel Pd gli unici che spostano voti sono dell’area riformista, basti vedere ai risultati alle Europee di Stefano Bonaccini, di Antonio Decaro, di Pina Picierno». O di Lello Topo, uomo di Vincenzo De Luca, il cacicco per eccellenza.

Grazie a loro, però, il Pd è arrivato al 24%. «Il problema è che si tratta di persone ingombranti per Schlein». Paradossalmente, continua Vassallo, chi più potrebbe avvantaggiarsi, dall’introduzione delle preferenze, è un partito che in questo momento è tra quelli che più li osteggia: Forza Italia. «Perché ha una collocazione che potrebbe attrarre candidati di quel tipo, in grado di spostare voti personali». Il problema, aggiunge Vassallo, «è che l’attuale gruppo parlamentare di Fi è espressione di liste bloccate». Quasi nullo, invece, sarebbe l’impatto delle preferenze su Avs, da ogni punto di vista: «Non penso ci siano candidati in Avs che possono spostare voti. Il loro è un voto di opinione».

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