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Giuseppe Conte, dopo Grillo la badilata di Casaleggio: "Persi due terzi dei voti"

giovedì 30 luglio 2026
Giuseppe Conte, dopo Grillo la badilata di Casaleggio: "Persi due terzi dei voti"

2' di lettura

Dopo Beppe Grillo, arriva un'altra badilata su Giuseppe Conte e stavolta arriva da Davide Casaleggio, figlio del "guru" Gianroberto che con il comico genovese ha fondato il Movimento 5 Stelle

"Non commento le liti altrui. Dico solo che mentre discutiamo di identità perdute, che hanno fatto venir meno più di due terzi dell'elettorato ad un movimento, l'AI sta riscrivendo l'economia: interi settori, milioni di posti di lavoro, la distribuzione stessa della ricchezza. Chi in politica sta lavorando su questo? Nessuno. Ecco la vera identità perduta, la capacità di pensare al futuro del Paese e non solo alle prossime elezioni", spiega Casaleggio junior al Corriere della Sera.

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Accuse durissime, tanto all'attuale capo dei 5 Stelle e aspirante leader del centrosinistra quanto a tutta la politica. Parlando del ruolo del garante, Casaleggio evidenzia come "in futuro il ruolo di custode dei principi di un'organizzazione potrebbe essere affidato a un'AI, capace di verificare in modo trasparente se ogni decisione rispetta i valori fondativi scritti nello statuto. Non è fantascienza".

E sulle dichiarazioni di Stroppa, fedelissimo di Musk, secondo cui il M5s dovrebbe tornare al co-fondatore, ovvero il padre Gianroberto, Casaleggio risponde: "Ringrazio per il riconoscimento. Ma mio padre non voleva possedere un partito, voleva dimostrare che i cittadini possono organizzarsi da soli per scardinare il baronato della politica della poltrona. Quella idea non torna indietro a nessuno: va avanti. E oggi gli strumenti per realizzarla sono mille volte più potenti".

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Infine la questione del logo: "Le regole erano scritte - dice -. Poi chi è rimasto le ha cambiate e ne risponde davanti agli iscritti e ai giudici. Ma guardi, il tema del Paese non è chi possiede un simbolo. È che più della metà degli elettori non va a votare, perché vede politici occupati a contare le poltrone invece che le riforme. Il simbolo più abbandonato d'Italia è la scheda elettorale".