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Giorgia Meloni e il fronte dei 22: a Pedro Sanchez restano solo Macron e Pd

di Fausto Cariotidomenica 2 agosto 2026
Giorgia Meloni e il fronte dei 22: a Pedro Sanchez restano solo Macron e Pd

4' di lettura

Il racconto dell’Italia isolata nel duello con la Spagna governata da Pedro Sánchez è finito alle 10.40 di ieri mattina, quando è diventata pubblica la lettera alle autorità europee scritta da Giorgia Meloni e dalla premier danese (socialista) Mette Frederiksen. Sotto le loro, le firme di altri venti leader europei, inclusa quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz, politicamente pesantissima.

Poco più di una pagina per dire che il problema non è tanto ciò che è accaduto a Ceuta, ma tutto quello che ha reso possibile il disastro. Iniziando dalle «politiche che possono fungere da fattori di attrazione» per gli immigrati irregolari: «pull factor», lo stesso termine usato a suo tempo dall’agenzia Ue Frontex per descrivere l’attività delle Ong nel canale di Sicilia. Tra questi fattori, nella lettera viene indicata «la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari»: riferimento diretto alle scelte politiche dell’esecutivo socialista di Madrid.

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Quanto agli strumenti per affrontare la situazione, da discutere nella videoconferenza dei ministri dell’Interno che si terrà martedì, i ventidue propongono «il rafforzamento o la reintroduzione di controlli temporanei alle frontiere interne». È ciò che venerdì ha fatto l’Italia, sospendendo per un mese l’applicazione delle norme di Schengen nei collegamenti con la Spagna: la «decisione demenziale e pericolosa», come la chiama Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, è appoggiata da quasi tutte le cancellerie europee. I firmatari chiedono di scavalcare il governo di Madrid nei rapporti con il Marocco riguardo all’immigrazione, anche potenziando Frontex: la Spagna non ha mai proposto una cosa del genere.

L’OBBLIGO DI DIFENDERE I CONFINI
Contro Sánchez viene sventolata la dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, adottata il 15 maggio dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Un documento che invita gli Stati firmatari a usare «nuovi approcci», come gli hub di rimpatrio nei Paesi terzi, sul modello voluto dall’Italia in Albania, e il trattamento delle domande d’asilo fuori dal territorio europeo. Soprattutto, stabilisce che proteggere i propri confini è «un obbligo e una necessità».

Questa dichiarazione, avverte la lettera, richiede ora «una rapida ed efficace attuazione». Significa che gli strumenti ci sono e l’esecutivo di Madrid ha il dovere di sigillare le frontiere a protezione di tutti: la Spagna è tra i 46 Paesi che hanno sottoscritto quel testo.

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La lettera, insomma, è un atto collettivo d’accusa e sfiducia nei confronti di Sánchez, oltre che di condivisione della posizione italiana. Non bastano a mascherarlo né il linguaggio diplomatico né le concessioni fatte alla Spagna, anche allo scopo di tenere nel gruppo i governi progressisti («Riconosciamo che la recente sentenza della Corte Suprema spagnola è stata usata per innescare questo attacco... Prendiamo atto che non sono stati registrati movimenti secondari non autorizzati verso l’Europa»). Tanto che la testata Politico.eu, specializzata nel raccontare le vicende dell’Unione, dipinge un «Sánchez sempre più isolato».

CHI FIRMA E CHI NO
La storia del governo italiano di destra che per propaganda elettorale (e magari per ricucire con Donald Trump, come sostengono giornali ed esponenti dell’opposizione) prende di mira il premier socialista spagnolo si rivela così una bufala dalle zampe corte. Tra i sottoscrittori della lettera ci sono anche i leader degli altri Paesi europei di primo approdo: Malta, Cipro e Grecia.

Ci sono tutti quelli del Nord Europa e dei Paesi baltici, preoccupati per l’uso dei flussi migratori incontrollati come “minaccia ibrida”. Ci sono dieci leader aderenti al Partito popolare europeo, inclusi Merz e il polacco Donald Tusk. Ci sono i socialisti Frederiksen e Robert Abela, premier maltese. Ci sono due esponenti liberali di Renew Europe, la famiglia europea di Emmanuel Macron: l’estone Kristen Michal e l’olandese Rob Jetten. C’è l’ungherese Péter Magyar, che ha sconfitto Viktor Orbán alle elezioni. Ci sono leader di governi con i socialisti in coalizione, come quello tedesco e quello belga. L’approccio di Sánchez all’immigrazione è un problema per i governi di ogni colore.

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I pochissimi che non hanno firmato la lettera - tolti Sánchez, che ne è il bersaglio, e il premier irlandese Micheál Martin, che in quanto presidente di turno del Consiglio Ue ne è il destinatario ufficiale - sono Macron, che ha espresso solidarietà al collega spagnolo, il portoghese Luís Montenegro, che probabilmente non ha aderito per solidarietà iberica, e il lussemburghese Luc Frieden. Tra i principali leader europei, Sánchez ha quindi l’appoggio del solo presidente francese. Giunto ormai a fine mandato, impossibilitato a ricandidarsi e senza eredi credibili, per Macron firmare avrebbe significato dare ragione a Meloni e soprattutto a Marine Le Pen, candidata di destra all’Eliseo in testa a tutti i sondaggi, che sulle politiche dell’immigrazione lo contesta da anni.

Il vertice dei ministri che si terrà dopodomani vedrà così l’esecutivo spagnolo nei panni dell’imputato politico, al quale sarà chiesto di cambiare rotta e rispettare gli impegni presi per la sicurezza di tutti. La sinistra italiana ha già scelto da quale parte stare; la gran parte dei leader europei anche.