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Il Pd lascia gli emiliani al freddo fino a novembre: "Stiamo già facendo girare le auto diesel..."

di Fabio Dragonidomenica 13 settembre 2026
Il Pd lascia gli emiliani al freddo fino a novembre: "Stiamo già facendo girare le auto diesel..."

3' di lettura

Michele de Pascale fa una cosa concreta ed evita il blocco strutturale delle auto diesel Euro 5 in Emilia Romagna. In compenso: caloriferi accesi dal primo novembre invece che metà ottobre.

Orari più lunghi per eventuali divieti emergenziali. Anche le caldaie a biomassa a quattro stelle spente durante l'emergenza. Qualche spicciolo per sostituire le caldaie più sporche. Verificare chi tiene il riscaldamento acceso è più infattibile che controllare il traffico. De Pascale usa gli strumenti che il governo Meloni gli ha datoe senza i quali avrebbe dovuto lasciare a piedi quasi centomila veicoli. Sono le leggi 155/2023 e 105/2025 contro le quali il centro sinistra compatto - Calenda incluso - si era però opposto.

Grazie a queste norme, soprattutto la seconda, una Regione può non bloccare le auto. Servono però altre “penitenze”. De Pascale ha scelto questa strada. Fosse stato per la sinistra? A piedi!

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L’INIZIO

Tutto parte dalla solita direttiva europea: la 2008/50/CE. Questa, va detto, non dice «fermate le Euro 5». Dice altro, e lo dice a tutti gli Stati membri. Fissa limiti alle emissioni. Dice che i cittadini vanno informati. Se i superamenti si ripetono? Servono piani di qualità dell’aria. Insomma la solita buona dose di dirigismo ambientale e climatico. Ma con un minimo flessibilità nei tempi e nei modi. Il punto però è che il bacino padano è sotto procedura di infrazione da anni.

Qui i limiti saltano continuamente. I motivi sono tanti, noti e non rimediabili. Fattori che rendono il ricambio dell’aria più complicato che in altre pianure europee. L’orografia innanzitutto: Alpi a nord e ovest, Appennino a sud ed apertura solo verso l’Adriatico a est. Insomma la pianura padana non è un tavolo ma un catino. Il vento? Tra i più deboli in Europa. Poi ci sono le inversioni termiche invernali; un coperchio di aria mite a due-quattrocento metri che tiene a terra l’aria fredda e sporca. Mettici poi gli anticicloni lunghi.

Zero perturbazioni che «lavano» il bacino. In inverno la capacità di diluizione è stimata tre-cinque volte inferiore a quella delle altre regioni. E l’umidità? E la nebbia? Veri marchi di fabbrica della pianura? Trasformano ossidi di azoto e ammoniaca degli allevamenti in particolato secondario. Gli inquinanti non restano ma si moltiplicano.
Poi c’è l’economia. Su un terzo del territorio italiano (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) si produce metà del PIL e ci abitano due quinti della popolazione nazionale. Esattamente dove l’aria si muove di meno. Un blocco strutturale sarebbe stato un disastro economico colossale. Per l’Italia e l’Europa. Evitato però grazie a strumenti voluti dal centrodestra. Il centrosinistra invece aveva votato contro. Il presidente dell’Emilia-Romagna è del Partito Democratico. Sulle due leggi che oggi gli consentono di non fermare le vetture, che dicevano invece i suoi colleghi di partito e coalizione a Roma? Tutto negli atti parlamentari.

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«Carta straccia» secondo il M5S a proposito della legge del 2023. Con battuta modello Zelig: «decreto Aria fritta» non pulita. Rachele Scarpa (PD): «Questo decreto è un capolavoro di cattiva politica». Sulla 105 del 2023, quella veramente importante, lo scontro sale di tono. Valentina Ghio (PD), parla di pregiudiziale di costituzionalità; provvedimento «senza bussola», «mosaico disomogeneo». Il gruppo Pd in Aula così si esprimeva sul punto Euro 5: è un’«inversione a U rispetto agli impegni assunti in Europa». Cioè il PD avrebbe proprio voluto il blocco e si lamentava che fosse inserita la scappatoia. Simiani e Barbagallo, capigruppo dem in Commissione, abbandonano i lavori: «confusione totale», testo «modificato fuori sacco». Il M5S parlava di gestione della Commissione addirittura «oscena» e lasciava l’aula referente insieme alle altre opposizioni.

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SOLUZIONI

Poffalbacco! L’Aventino? Per bloccare le auto? Mai che avessero detto: date alle Regioni uno strumento flessibile per evitare il blocco. Solo“no al governo”. Punto.
Poi però, la sinistra in Emilia-Romagna, usa lo strumento che in Parlamento voleva bocciare. Ad onor del vero De Pascale è molto meno polemico ed arrogante del predecessore Bonaccini. Ha definito, bontà sua, l’approccio di Bruxelles al tema ambiente «fallimentare». Insomma facciamola breve. La sequenza è questa. L’Europa impone i soliti obblighi e tetti. La legge 155/23 fissa il calendario per rispettarli. La 105/25 si inventa la scappatoia. De Pascale la percorre. Fosse stato per il centro sinistra in Parlamento? L’Emilia Romagna stava a piedi!

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