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Le cellule giganti: come proteggono il corpo dal troppo sole

di Paola Natalilunedì 1 giugno 2026
Le cellule giganti: come proteggono il corpo dal troppo sole

2' di lettura

Quando pensiamo ai danni del sole sulla pelle, immaginiamo scottature, invecchiamento cutaneo o danni al DNA. Ma dentro il nostro organismo  e anche in quello di altri esseri viventi,  succede qualcosa di molto più sofisticato: le cellule attivano strategie di emergenza per sopravvivere e riparare i tessuti. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha scoperto un meccanismo sorprendente: dopo l’esposizione ai raggi UV-A, le cellule epiteliali possono fondersi tra loro per aiutare la rigenerazione dei tessuti. La luce ultravioletta A (UV-A) è una componente della radiazione solare che può penetrare nella pelle e causare danni al DNA delle cellule.

Nell’esperimento, condotto su epitelio della mosca della frutta, i ricercatori hanno osservato che questo danno attiva una risposta di stress molto complessa: alcune cellule vanno incontro ad apoptosi (morte cellulare programmata), altre sopravvivono ma cambiano profondamente struttura. Dopo il danno, le cellule sopravvissute iniziano a diventare più grandi e a contenere più nuclei. Questo processo si chiama poliploidizzazione. In pratica, invece di produrre nuove cellule subito, l’organismo “ingrandisce” quelle esistenti per compensare la perdita di tessuto. Ma lo studio ha rivelato qualcosa di ancora più interessante: questo non è l’unico meccanismo in gioco. Oltre alla crescita cellulare, i ricercatori hanno osservato un fenomeno inatteso: le cellule epiteliali si fondono tra loro, formando strutture multinucleate molto grandi. Questa fusione cellulare risulta essere fondamentale per la riparazione del tessuto infatti quando gli scienziati hanno bloccato questo processo, il tessuto non riusciva più a rigenerarsi correttamente dopo l’esposizione ai raggi UV-A.

Un altro aspetto sorprendente riguarda il ruolo dell’apoptosi. Anche se alcune cellule muoiono, questo evento non è solo “distruttivo”: sembra attivare segnali necessari per avviare la riparazione. In particolare, lo studio mostra che l’attivazione delle caspasi, enzimi coinvolti nella morte cellulare,  è essenziale per innescare sia la fusione cellulare sia la formazione delle cellule poliploidi. In altre parole, la morte di alcune cellule aiuta le altre a rigenerare il tessuto. Lo studio dimostra che esistono diverse strategie cellulari per affrontare lo stress: ingrandire le cellule esistenti , aumentare il numero di nuclei, fondere cellule tra loro per creare “super-cellule” riparatrici. Tra queste, la fusione cellulare sembra essere la più importante per ripristinare la funzionalità del tessuto dopo il danno UV-A.

Questo lavoro suggerisce che la riparazione dei tessuti non dipende solo dalla produzione di nuove cellule, ma anche da trasformazioni strutturali profonde delle cellule già presenti. Comprendere questi meccanismi potrebbe aiutare in futuro a: migliorare la guarigione delle ferite , sviluppare strategie contro i danni da radiazioni, studiare meglio malattie legate alla rigenerazione cellulare Dopo un danno da UV-A, le cellule non si limitano a “sostituire ciò che è perso”. Al contrario, si trasformano, si ingrandiscono e perfino si fondono tra loro per salvare il tessuto. Una strategia biologica estrema, ma incredibilmente efficace: la vita, a livello cellulare, trova sempre un modo per ripararsi.