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Domenica In, la mamma di Achille Barosi: "Non volevo che andasse al Le Constellation"

domenica 22 febbraio 2026
Domenica In, la mamma di Achille Barosi: "Non volevo che andasse al Le Constellation"

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“La prima volta che siamo andati a Crans-Montana aveva sei mesi, siamo andati sempre lì. Grazie ai miei suoceri andavamo in montagna e al mare, a Sanremo”: Erica Barosi, madre di Achille Barosi, il 16enne morto nell'incendio divampato al Le Constellation di Crans-Montana a Capodanno, è stata ospite di Mara Venier a Domenica In su Rai 1, ripercorrendo i ricordi più belli legati a quel luogo che per la loro famiglia era casa. In quel rogo hanno perso la vita 41 persone, quasi tutti giovanissimi. 

La donna ha raccontato che suo figlio era cresciuto tra quelle montagne: "Lui amava camminare nella natura con la nostra cagnolina, Cioccolata, che ora è una vecchiettina. Lui è cresciuto lì, usciva la sera, si ingioiellava, a Milano invece non ci chiedeva mai di uscire, al massimo di andare a mangiare una pizza con i compagni del liceo. Lì si sentiva libero. Certo poi non lo puoi mai sapere, le stupidate le abbiamo fatte tutti, aveva 16 anni…”. E ancora: "Crans era un posto tranquillo. Ad agosto siamo stati tutti insieme lì, era l'unico mese che mio marito poteva stare con noi”. 

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Parlando di quella maledetta sera, ha spiegato: "Io non volevo che loro, il gruppo di amici, andassero in quel locale. Io sono molto istintiva, ho imparato ad ascoltarmi molto, e anche se non ero mai entrata in quel posto non volevo che ci andassero. Ad Achille avevo parlato dell'alternativa e lui mi disse che avrebbe sentito anche gli altri ragazzi, era giusto, volevano stare tutti insieme. E non ho insistito, ma intanto gliel'avevo detto”. Alla fine, però, la scelta era comunque ricaduta su quel locale.

Infine, il dramma: "Non ricordo l'ora precisa, però un amico di Achille ha chiamato la sua mamma e ci ha detto di correre. Giuseppe aveva detto che stava bruciando tutto. Io lì per lì ho detto a mio marito di andare lì perché avevo tutte le cose da sistemare. Ma poi dopo neanche due minuti sono andata via subito e ho iniziato a chiamare Achille, ho iniziato a parlare da sola, ma in realtà parlavo alla sua anima. Poi sono arrivata lì e ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe vedere, io sono qua per tutti loro. Per tutti. Erano ovunque, erano distrutti. Poi sono andata davanti a quel locale e non c'erano più le fiamme, c'era mio marito e c'erano dei pompieri che hanno provato a spostarci ma non ci sono riusciti. Siamo rimasti immobili davanti a quella porta fino a quando non c'era più nessuno e poi un poliziotto ci ha preso, erano le quattro del mattino, ci ha caricati su una camionetta e lì è iniziato il calvario. Perché arrivavano i ragazzi sulle lettighe, ti rendevi conto che era una cosa più grande di quella che potevi pensare. E poi ci hanno portato in quel centro congressi e noi non ci siamo più mossi per tre giorni. Era il 3 gennaio quando ce l'hanno detto".
 

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