Lenin. Cronaca di un mistero. Lunedì sera. La torrida estate ci ha inghiottito già da un po’ e il caldo, nonostante gli ultimi giorni più freschi, è tornato insistente. Allora il palinsesto di La7 decide di donarci il documentario di Ezio Mauro in cui viene ripercorsa la morte (e qualcosa della vita) di Lenin il capo della rivoluzione bolscevica. Il film è stato realizzato due anni fa in occasione del 100esimo anniversario della scomparsa di Vladimir Il’ic Ul’janov, ecco il suo vero nome. Siamo, sull’emittente del gruppo Cairo, alla terza replica. La prima nel 2024, la seconda nel 2025 per arrivare all’inizio di questa settimana.
SPETTATORI
Sfondiamo quota 90 minuti in quello che viene definito, nella sinossi compilata dalla rete, come «un “thriller storico” in cui Ezio Mauro indaga per rispondere alla domanda, ancora oggi senza una risposta univoca, “come è morto Lenin”?, intrecciando l’enigma e la storia politica del personaggio». Solo che a questa domanda gli italiani non sono interessati. Dati di ascolto tv alla mano leggiamo: Temptation Island al 34% di share su Canale5; su Rai1 la replica de Il giovane Montalbano è al 14,3%; la pellicola I predoni su Italia 1 al 5,1%; Zona Bianca su Rete 4 arriva al 4,9%. Scorriamo l’elenco e il dito deve scendere parecchio in basso. Esattamente al 3,1% per un totale di 492mila spettatori che lunedì sera hanno deciso di farsi guidare da Mauro nei meandri del leninismo. Certo la post-ideologia, certo l’ennesima replica del girato, certo i gusti più “leggeri” del pubblico, ma qui siamo ai limiti della soglia di sbarramento. Il nostalgismo, che pare una delle poche vie ancora vitali dell’antifascismo, non ripaga. E che la pletora di storici schierati da Ezio Mauro è un occhio strizzato alla storia del comunismo. Da Silvio Pons, professore di storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, a Guido Carpi, professore ordinario di Letteratura russa presso l’Università di Napoli L’Orientale, senza dimenticare le apparizioni dello storico Marcello Flores D’Arcais e di Ritanna Armeni che ora su Instagram si presenta come «ardita femminista». In pratica il corno squillato per stringersi attorno al ricordo della rivoluzione d'ottobre.
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Ma il pubblico non c’è. Il funerale, a -37° gradi, del 27 gennaio 1924 di Lenin solletica poco. Il «rivoluzionario assoluto» che ha donato «tutto il poter al soviet» è argomento che non infiamma le serate degli italiani. Palazzo d’inverno? La rivoluzione compiuta? Colui che ha «squarciato la storia senza cerimoniale e creato il mito»? Niente, gli spettatori preferiscono guardare la storia d’Italia. Perché quando Aldo Cazzullo sfodera, sempre su La7, il racconto del fascismo i dati più che raddoppiano. A fine maggio il giornalista del CorSera ha presentato lo speciale sul colonialismo italiano intitolato Faccetta Nera. Gli italiani in Africa e lo share è corso all’8%, con picchi al 9,6% (ovvero 1,5 milioni di spettatori). La settimana dopo? Faccetta Nera. Conquista e caduta dell’Impero andiamo al 7,7%. A ottobre 2025 la puntata sulla Caduta del fascismo ha registrato il 7,2% di share. Aprile 2024? Mussolini il capobanda oltre 1,1 milione di spettatori con percentuale che arriva al 6%. Così La7, seguendo questo trend, si è assicurata - in accordo con Sky - i diritti per mostrare in chiaro, il prossimo autunno, le otto puntate della serie M. Il figlio del secolo. Dove M è ovviamente Benito Mussolini. Episodi anticipati dal commento di Corrado Augias e da altri ospiti in studio che faranno la psicanalisi all’Italia, incapace di storicizzare la rivoluzione delle camice nere. L’opera di “raitreizzazione” dell’emittente di Urbano Cairo continua con il Duce che lancia la volata per risvegliare gli ascolti.




